Roba da capras!!!

Ebbene sì, la storia con il padrone di casa continua e diventa sempre più accesa e ricca di particolari che sorprenderebbero anche chi ha lunga esperienza negli istituti di igiene mentale.
Il ‘signor’ Cabras, detto ‘il capras’ (cabras di nome e di fatto – e mi scuso con le capre per l’offesa – ) è il sedicente elettricista di cui vi ho raccontato nell’articolo precedente.
Un uccello strano, una macchietta. Il passare degli anni non deve avergli fatto entrare alcun sale in zucca: 79 anni di non saggezza, di non intelligenza, di non onestà e potrei continuare ancora per un pezzo. Visto che sto parlando di una specie di Arpagone di Molière, dove, però, il personaggio inventato ha molta più delicatezza d’animo ed integrità di quello vero.
La premessa era per me necessaria, passatemi lo sfogo.
Ora vi dico.
Dove siamo rimasti? Ah già, al condizionatore..
Ok, dopo ore ed ore di lavoro il capras ha capito che non c’era nulla da fare. Impianto, macchina esterna e split interno erano talmente vecchi e messi male da far corto circuito appena partita l’accensione, fino al punto da essere riconosciuti addirittura anche da lui come ormai inutilizzabili. Quindi ha provveduto alla sostituzione di tutto il ciarpame con un condizionatore simil-usato ma almeno funzionante. E a rifare totalmente l’impianto elettrico con l’aiuto di (finalmente) uno del mestiere.
Ma nemmeno in quell’occasione si è presentato con il contratto.
E va bene.
Non è andata più bene quando è ricomparso ancora il 28 giugno, ancora senza ombra di intenzione di farci il contratto, e per giunta pretendendo il pagamento anticipato del mese di luglio. Mentre avevamo inizialmente pattuito il pagamento a fine mese, non quello anticipato. E si è immancabilmente rifiutato di firmare ricevuta per il denaro che ancora una volta stava per prendere dalle nostre mani in contanti.
I nostri soldi.
In un buco nero.
Beh, io non so chi gli avrebbe consegnato altro denaro così sull’unghia senza batter ciglio. Senza neppure uno straccio di documento giustificativo.
Voi che dite?
E qui noi abbiamo detto: no ricevut, no sold.
Punto.
Che se li venga a prendere a fine mese.
Non vi so nemmeno descrivere le urla da babbuino che ha fatto il capras!!! Un lavoro….. Accidenti stava per farsi venire un infarto secondo me! Peccato….. questa volta non ce l’ha fatta.
Ma ci ha persino detto nel suo delirio che siamo dei disonesti (noi????)

E che ci vuole immediatamente fuori di casa sua (che in realtà è nostra visto che abbiamo pagato l’affitto).

E, per dar forza alla sua richiesta, dal 2 luglio ci ha chiuso l’acqua.
Sì avete capito.
CI HA TOLTO L’ACQUA.
Perchè ovviamente, oltre al nostro salvavita, anche il rubinetto centrale dell’acqua dell’appartamento in cui ci troviamo è in casa sua.
Ok.
Avete fotografato la situazione, giusto? Tutto chiaro?
Piuttosto sconvolti ci siamo rivolti ai vicini, tutti affittuari più o meno in nero e ‘parenti più o meno alla lontana’ del capras. Imbeccati da lui dal giorno prima, chissà perchè, negavano di avere l’acqua. Bugiardi, disonesti.. Solo una di loro ci ha messo a disposizione il suo rubinetto. Che Dio la benedica!
E poi dicono che l’omertà c’è in Sicilia!! Accidenti, qui ne abbiamo fatto il pieno. Sorvolo sui particolari ma ci sono rimasta malissimo.
La Sardegna questa volta con noi non fa una gran bella figura.
Ora, nel momento in cui ci siamo definitivamente resi conto che nel palazzo l’acqua mancava solo da noi, è stato chiaro che la mossa era un barbaro tentativo di cacciarci via.
’ Abuso nell’esercizio delle proprie ragioni’ lo hanno chiamato i carabinieri. Anche se io non ho ancora ben capito esattamente di quali accidenti di ragioni stessero parlando.
Ad ogni modo, abbiamo raccolto un po’ d’acqua per le necessità più impellenti e siamo andati avanti per mezza giornata così. Chiamando come al solito invano il cellulare del capras della moglie e il fisso di casa alla rinfusa. Vigliacchi.
E la mattina stessa della simpatica scoperta ci siamo precipitati dai carabinieri pensando che potessero fare qualcosa per aiutarci essendo noi cittadini in grave difficoltà. Ma niente, non avendo il contratto di affitto, non risultiamo inquilini e non possiamo denunciarlo a quel titolo per costringerlo a ridarci l’acqua. Siamo in Sardegna, anzi, siamo in Italia.
Ma, sapete (d’estate soprattutto) l’acqua è super necessaria.
Per esempio per tirare lo scarico in bagno.
Ci avete mai pensato?
Quant’acqua ci vuole ogni volta?
Ve lo dico io, circa otto litri, cioè 4 bottiglie di plastica da 2 litri, avete presente?
Vabbè…
Con l’aggravante che in questi giorni sono venuti a trovarci i miei genitori. E sono qui da noi a subire anche loro questo abuso. Senza parole.
Ed allora ci stiamo facendo forza a vicenda per riderci sopra per quanto possibile. E per imparare ancora una volta un’importante lezione.
Siamo abituati a dare sempre tutto per scontato.
Soprattutto un bene primario necessario come l’acqua che abbiamo in casa.
Ed invece no, ci sono popolazioni nel mondo che non hanno nemmeno idea di cosa sia un rubinetto di acqua corrente ed uno sciacquone in bagno.
Ho visto con i miei occhi. A Zanzibar. E, credetemi, il sorriso che mi è stato regalato quella volta me lo ricordo ancora (se volete leggete qui, al punto 2  http://spiaggepiubelle.wordpress.com/2012/02/03/impression/)
E fino a qualche decennio fa anche da noi non conoscevano simili lussi, si andava tutte a fare il bucato e a prendere l’acqua alla fontana del paese. Proprio come stiamo facendo noi in questi giorni!

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In più, abbiamo fatto un’esperienza divertentissima, mistica direi: la doccia sul terrazzo.
Sì, funziona a coppie più o meno in questo modo.
Si mette a scaldare l’acqua al sole per tutta la mattina (abbiamo scoperto che in questo modo nelle bottiglie può raggiunge temperature sin troppo elevate).

bottiglie20140705_121509

Poi, uno dei due, in piedi su di una sedia, fa scorrere una bottiglia d’acqua calda dopo l’altra sull’altro partecipante, mentre questo insapona, lava, sciacqua, centrifuga e cotona. Ah ah, perdonate, mi è venuto in mente il cartone animato in cui Gatto Silvestro viene messo in lavatrice dalla bimbetta che gli fa fare tutti i programmi in sequenza ed esce dall’oblò una palla soffice di pelo con gli occhi..
Credetemi, è un godimento esagerato.
Così all’aria aperta. Al sole.
Dopo due giorni di lavaggi furtivi in strane bacinelle per l’obbligo di recupero dell’acqua sporca.
AAAHHHHH che meraviglia!
Penso che lo rifaremo tutti, anche se e quando per sventura ce la ridaranno l’acqua!

Greta

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Roba da matti!

Siamo tornati in Sardegna. Per cercare un po’ della nostra tranquillità.
Non so quanto resteremo qui. L’idea iniziale era per parecchio….. Ma non ne sono più tanto sicura.
Stiamo avendo una decisamente antipatica esperienza con i padroni di casa.
Incredibile trovare persone così scorrette che non vogliono regolarizzare in alcun modo la posizione degli inquilini (tra cui noi due).
In più, ci consegnano la casa sporca e puzzolente. E noi per quieto vivere non diciamo nulla. Appena arrivati, stanchi morti dal viaggio, ci mettiamo a testa bassa a strigliare e grattare ovunque prima di poter mettere via le nostre cose.
E poi, fregandosene altamente, ci lasciano per ben due giorni senza energia elettrica!!!!!!
Certo, non ci credete?? Eh lo so, faccio fatica a crederci anch’io…….
Ebbene, il padrone di casa è una specie (rara) di elettricista.
Costui ha installato il salvavita, di pertinenza dell’appartamento affittato, in un altro appartamento di sua proprietà (qualcuno immagina il perchè???).
Il secondo appartamento, quello di ‘appoggio’, viene usato dallo stesso (pseudo) elettricista nel we, e rimane normalmente chiuso il resto della settimana.
Ormai vi è chiaro che  gli inquilini non possono in alcun modo ripristinare in autonomia il flusso della corrente una volta scattato il salvavita. Non so, vi sembra normale?!?
In parole povere, quando per la prima volta viene accesso il condizionatore della camera da letto, c’è un guasto interno allo stesso che provoca un cortocircuito e, dopo 10 secondi dall’accensione,  salta la corrente.
In una casa normale, si va nel punto in cui è posizionato l’aggeggio di sicurezza, si tira su la levetta, e nel giro di mezzo secondo è tutto nuovamente funzionante.
Se il vostro si trova, invece, in un’altra casa, che è chiusa e di cui non avete di sicuro le chiavi, quando cominciate a chiamare i proprietari assenti per farvi aprire e ripristinare la maledettissima energia elettrica in casa vostra, e nessuno vi risponde, vi assicuro che cominciano a girarvi. Sempre di più man mano che passano le ore.
Ecco, i solleciti e quanto mai gentili padroni di casa, per D-D-U-E giorni (leggi 2 giorni) e una notte non si degnano di rispondere alle centomila telefonate. Nè tantomeno di farsi venire un dubbio, un perchè, una perplessità, e di richiamare dopo essersi accorti di così tante sollecitazioni.
Con conseguenti:
a. immenso disagio ed incazzatura per i suddetti inquilini, che fanno telefonate in continuazione senza ottenere alcun risultato, che vanno a letto a lume di candela con la consapevolezza del punto b che segue,
b. disastro totale nel frigo e nel congelatore entro la mattina successiva,
c. caldo infernale in casa, che non è altro che un sottotetto, dal momento che siamo nei giorni più caldi dell’anno.
 
Naturalmente, non si sono nemmeno scusati, e noi abbiamo buttato via tutto, tranne il salvabile che è stato subito cucinato e consumato da noi, dalla Koko e da altri gattini randagi che hanno molto ringraziato. Gli unici a beneficiare di tutto questo disastro. E va bene, pazienza, almeno a qualcosa è servito. Ma faremo di tutto per farci risarcire.
E’ stato invece del tutto inutile per noi e ancor di più per i gattini, ed anzi, ha avuto conseguenze poco piacevoli sulla mia schiena, il guasto elettrico che blocca la lavatrice.
Insomma, per la seconda volta da quando siamo qui, circa venti giorni, la lavatrice si blocca nel bel mezzo del lavaggio perchè non arriva più corrente.
Pare un contatto.
Sapete, quando si è una specie di elettricista e si mettono le mani negli impianti elettrici, può capitare.
Quello che invece non deve capitare è lasciar aspettare il bucato mezzo sporco e mezzo pulito nella lavatrice fino al pomeriggio successivo.
Perchè solo in quel momento è sopraggiunta la grazia fatta dal solito padrone di casa che arriva bello bello tomo tomo cacchio cacchio a ri-riparare il guasto.
Ed il mio bucato non ha aspettato. Prontamente tirato fuori tra le cascate di acqua che mi arrivavano addosso è stato strizzato, rilavato e steso. Una faticata……
E vabbè, pazienza direte voi.
Ma la mia pazienza è finita del tutto esattamente nel momento in cui il sedicente elettricista si è risentito perchè gli ho fatto notare che la prossima volta (e sento delle voci che ci sarà) non aspetto mica lui, ma chiamo qualcuno e gli faccio rimettere a posto tutto una volta per sempre. Accidenti, ha torto marcio e pretende pure di avere ragione! Eh no eeeehh!!!!
Intanto stiamo ancora aspettando che venga, questa volta con un tenico
-speriamo- a riparare il famoso condizionatore! O_o
Greta
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Regala

Qualcosa è cambiato in me.
Non potrò mai più essere la stessa di prima.
Ricomincerò a sentire le stesse cose di sempre, forse, ed anche a gioire delle più semplici gioie, come sempre, forse.
Ad amare quello che ho sempre amato. Almeno credo.
L’altra sera in macchina sono passata davanti al mare. Era calmo, tranquillo, argentato.
Mi ha fatto piacere rivederlo.
Nemmeno lui era lo stesso di prima. Non sarà mai più lo stesso.
Ho ricominciato persino a scrivere, forse.
Ma niente potrà mai farmi tornare indietro, cancellare quello che è stato, ricucire lo squarcio nell’anima.
Nemmeno il tempo.
Eppure, proprio questa mattina leggevo qualcosa di così stupendo che non posso fare a meno di riportare qui.
Per me, da farne tesoro, in tutti i momenti più brutti.
Per voi, perchè di speranza e luce hanno tutti bisogno.

Greta

 

Regala agli altri la luce che non hai,
la forza che non possiedi,
la speranza che senti vacillare in te,
la fiducia di cui sei privo.
Illuminali dal tuo buio.
Arricchiscili con la tua povertà.

Regala un sorriso
quando tu hai voglia di piangere.
Produci serenità
dalla tempesta che hai dentro.
“Ecco, quello che non ho te lo dono”.
Questo è il tuo paradosso.

Ti accorgerai che la gioia
a poco a poco entrerà in te,
invaderà il tuo essere,
diventerà veramente tua nella misura
in cui l’avrai regalata agli altri.

Alessandro Manzoni

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Grazie piccolo Ouzo

In questo momento la scrittura è il solo modo che ho per esprimere dolore rabbia e senso di impotenza che sto provando. E preferisco comunicare in questo modo, a chi ci consce personalmente, la verità. Che ha dell’incredibile. Uno shock terribile per noi.

Un gesto totalmente senza senso. Privo di qualsiasi motivazione logica.

Una orribile violenza gratuita contro un piccolo animale indifeso.

Una violenza di cui non abbiamo neppure la forza di parlare. Per questo chiediamo a tutti di rispettare il nostro silenzio di questi giorni.

E soprattutto, maledizione, che nessuno osi anche soltanto provare a dirci: ‘Ma è SOLO un gatto’!

Questa è la ragione del nostro rientro, forse a breve, in Italia.

Dopo la partenza del suo compagno di giochi Tzatziki verso Bologna, la nostra gattina Kokolata era rimasta un po’ triste e sola. Così, un giorno di ottobre, abbiamo trovato un altro gattino miagolante, affamato, abbandonato e senza esitare un attimo lo abbiamo preso con noi. Dolcissimo e vivace, morbidosissimo e tanto tenero. Subito non è stato facile inserire il piccolo Ouzo accanto alla Koko, le solite ringhiate e morsi per fare conoscenza, ma presto i due cuccioli sono diventati amici e da qualche tempo inseparabili al punto che dormivano insieme abbracciati nella cuccia.

Quello che segue tra le virgolette è ciò che ho scritto venerdì scorso, il terribile giorno in cui è accaduta la tragedia. Perchè per me e Cico è esattamente questo che è. Una tragedia.

‘Non dimenticherò mai questa giornata e quello che ho visto oggi. Mai.

Oggi, l’orribile individuo che abita al primo piano sotto casa nostra qui a Cefalonia, ha trucidato con una spranga di ferro Ouzo, il nostro gattino di sette mesi.

Un piccolo stupendo gattino così tanto dolce ed affettuoso. Buonissimo.

A differenza della Koko, che vorrebbe stare fuori tutto il giorno, Ouzo non era mai uscito di casa. Non gli importava nulla di uscire. Voleva stare solo con noi, gli bastava il suo giretto sul balcone, le scale non lo interessavano. Oggi però, forse impaurito da una delle tante scosse quotidiane di questo stramaledetto terremoto, si è mosso dal posticino in cui si era acciambellato a prendere il sole sul nostro balcone ed ha deciso di saltare la rete e di scendere per le scale per la prima volta. Questa è stata la ragione per cui è stato brutalmente assassinato.

Ed appena mi sono accorta che non era più lì sono corsa giù, ma era troppo tardi, ho avuto ancora il tempo di vederlo vivo per l’ultimo istante. Quando l’ho visto aveva tanta paura, ha emesso un miagolio disperato, si muoveva terrorizzato strisciando per terra, non mi ha nemmeno vista andare verso di lui da lontano, mentre in tre, due adulti ed un bambino che cercava di prenderlo, lo avevano chiuso in fondo al balcone del piano di sotto. Ho visto in questo momento il mostro entrare rapidamente in casa sua, lasciando la porta socchiusa, per armarsi della spranga di ferro. Una spranga di diametro di circa 3,5 cm. Ouzo era completamente disorientato, e si è infilato per un istante dentro quella porta socchiusa, pensando forse fosse casa, la sua casa. Ma non lo era. Era casa di quel lurido bastardo assassino. Lo ha voluto uccidere. Lo ha fatto apposta. Con tutta la brutalità di cui è stato capace. Che Dio lo maledica. E lì lo ha colpito con la spranga, un colpo solo in testa. Allo stesso modo di una pallina da golf. E solo un secondo dopo che Ouzo è entrato lì dentro si è aperta la porta ed io ho visto quell’essere immondo con la spranga in mano mentre terminava il movimento con cui ha colpito il gattino ed ho visto Ouzo volare, accasciarsi davanti a me e muoversi piano, non riusciva più nemmeno a miagolare.

E’ stata inutile la corsa in macchina dal veterinario e le mie urla, maledetto assassino, Ouzo è morto dopo nemmeno dieci minuti tra le mie mani.’

Povero picol gatin. Era una tale gioia per noi averlo in casa, era così tanto affettuoso.. Sempre pronto a giocare e a chiederci, con insistenza tutta sua, qualcosa da mangiare.

Ci saltava in braccio e con forza si strofinava con il musetto sotto al nostro mento, ci abbracciava saltandoci al collo con le zampine, proprio come farebbe un bimbo, e ci ciucciava il collo delle magliette. E nello stesso tempo faceva ‘la pasta’. E non vi dico le fusa.

Quando facevamo colazione non mancava di saltarci in braccio ed aspettare con impazienza il suo cucchiaio colmo: adorava la schiuma bianca del cappuccino cremosa e soffice, che leccava con avidità, gli occhi chiusi, deliziato.

Dolce piccolo gattino nostro.. non ci sei più, ‘picoleto’.

Grazie Ouzo di tutte le coccole che ci hai regalato, delle fusa, dei giochi, grazie di aver reso la nostra vita anche se solo per pochi mesi, ancora più piena di amore. Di tutto il tuo amore di gattino.

La nostra unica consolazione è di averlo sepolto in un posto bellissimo, sotto un grande pino. Un luogo di pace, dove sono seppelliti anche altri gatti. E’ il nostro amico Panos che ha adibito questo pezzo di terra di famiglia a cimitero per i suoi gatti, per tenerli vicini anche quando ormai non può più accarezzarli nè sentirne le fusa. Ne ha attualmente 17, bellissimi, e li ama tutti allo stesso modo. Gatti fortunati.

Un’ultima cosa. Il lurido assassino è stato denunciato da noi, rischia pene molto severe compresa la reclusione, ma il bastardo vigliacco è scappato. Anzi, sappiamo che era già scappato subito, è andato via con tutta la sua orribile famiglia negli stessi minuti in cui noi correvamo prima dal veterinario, e subito dopo alla polizia per la denuncia. Si tratta di un individuo della peggior specie, un albanese che si chiama sulejmani ali. Questo schifoso nome non merita la maiuscola, e, date le circostanze, ci sentiamo non solo di pubblicarlo ma soprattutto di maledirlo con tutti noi stessi. Non è da noi, lo so, forse un giorno ci dispiacerà aver pensato e provato tutto questo, ma adesso noi ci sentiamo così.

Senza alcuna pietà gli auguriamo tutto il male possibile.

Greta

Il nostro piccolo Ouzo

Il nostro piccolo Ouzo

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Fiori di primavera

Bene, questa mattina, alla faccia del terremoto, che alle 5 ci ha così simpaticamente ridestati con una scossa del 6.1, vorrei descrivere il verde ed i fiori che proprio in questi giorni abitano ogni angolo di Cefalonia.

Anzi, preferisco mostrarvi delle foto, in modo che possiate vederli con i vostri occhi.

Sembra che la primavera sia arrivata già da un pezzo.

Io non avrei parole per descrivere tanta bellezza.

E non ne conosco neppure uno di nome (forse giusto uno..), anzi, proprio per questo, voglio dedicare le immagini ad una persona a cui voglio molto bene e che penso ne riconoscerà molti. Di fiori.

Bene, prima di mostrarveli mi sento di aggiungere solo questo piccolo pensiero.

Ecco, qualsiasi sia la vostra fede o non fede, se c’è davvero Qualcuno ed io penso che ci sia, ebbene questo Qualcuno ci vuole proprio tanto tanto bene da regalarci tutta questa perfezione, questa gioia per gli occhi, questa armonia di forme delicate, questo tripudio di splendidi colori!!

Greta

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Scossa

Secondo me, quando si ama qualcuno veramente, lo si ama proprio così com’è, difetti compresi.

Ecco, in questi giorni pensavo a questo concetto riferito alla terra che in questo momento abbiamo scelto come nostra: Cefalonia.

E’ un’isola molto speciale, non solo per le sue bellezze naturali straordinarie, ma anche per i movimenti tellurici.

Si tratta cioè di un territorio fortemente sismico, e, da quando siamo qui abbiamo potuto fare esperienza di alcune scosse. Domenica scorsa, però, ne è arrivata una davvero tosta, del 6,3, e ne sono seguite molte altre, più o meno forti e prolungate, ma comunque tutte parecchio pesanti. Grazie a Dio non ci sono stati feriti nè tantomeno vittime, solo danni di bassa entità, balconi caduti, vetrine rotte, frane, una strada marginalmente crepata.

Oggi la situazione è un po’ meno dura, noi siamo più sereni, anche se ci aspettiamo da un momento all’altro la prossima…

Ebbene, in questi giorni mi sono resa conto, come mai mi è capitato prima d’ora, di amare profondamente quest’isola, nonostante il terrore che abbiamo avuto e che stiamo ancora provando.

Non nascondo che la prima notte abbiamo dormito in macchina con i nostri due gattini e subito abbiamo pensato di scappare di corsa in Italia per sottrarci nell’immediato a quel supplizio.. Chi lo ha provato sa di cosa sto parlando e quanta paura si può provare in casi simili. Lo senti arrivare chiaramente, un attimo prima percepisci il boato, e poi, mentre il rumore aumenta, ti salta il pavimento da sotto i piedi, il cuore ti va in gola, tutto diventa molle e rigido contemporaneamente, i mobili cozzano tra loro e tintinnano, la cappa vibra ferocemente, tutte le foglioline dell’erba gatta, piantata in una vaschetta posizionata sul frigorifero, sono squassate senza pietà.

Nessun pensiero nella mente, solo paura.

Ma poi, abbiamo capito sin dal giorno dopo che partire sarebbe stata una decisione affrettata, dettata solo dalla paura (che in quel momento, credetemi, sembrava più che sufficiente a rendere validissima la scelta). E più tardi, riflettendo meglio, abbiamo scoperto di essere decisi a restare.

La natura va accettata così com’è. Bisogna anzi stare molto attenti a non contrastarla. E qui sull’isola mi sembrano abbastanza rispettosi in questo senso. Le costruzioni non possono essere alzate oltre il secondo piano, e ci sono norme antisismiche molto rigide.

Inoltre, mi viene da pensare che proprio i terremoti hanno contribuito a modellare l’isola così come noi la vediamo oggi. Per esempio, una delle spiagge più spettacolari che abbiamo visto qui, e scoperto solo da pochi giorni, si è formata grazie al terremoto del ‘53. Un gioiello in effetti.

Spiaggia di Lefka - Cefalonia

Spiaggia di Lefka – Cefalonia

Ed ecco, mia cara isola, cosa mi sento di dirti in questo momento, con la mente ancora ‘scossa’ dalla paura di quelle precedenti e della prossima: cara Cefalonia, amata mia, grazie di essere così come sei. E, se magari ti va, e la smetti di tremare così tanto, te ne sarò davvero grata..

Ti amo e ti amerò ..per adesso!!

Greta

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Giro in bici a Cefalonia

Giro in bicicletta, 60 km nel sud dell’isola tra monti e mare.

E’ provato scientificamente che i ciclisti entrino nella dimensione cosmica universale, a contatto diretto con gli elementi primordiali che compongono l’universo, durante il periodo di massima fatica del loro giro in bicicletta.

Sostanze più o meno sconosciute vengono prodotte dai nostri corpi come conseguenza del superamento della barriera della fatica e portano il ciclista in questa dimensione estatica che poi è il vero motivo per il quale si va in bicicletta.

Ed è proprio in quella fase che, mentre le gambe pedalano da sole, i pensieri del ciclista si espandono, si dilatano, si irradiano verso il sole.

E non sono i pensieri quotidiani, quelli che occupano normalmente la giornata, assilli di impegni lavorativi, grattacapi con i figli, proponimenti da spesa da supermarket, no, sono concetti profondi, astrazioni personali che non hanno la possibilità di venire fuori se non in quei momenti di pura illuminazione.

I miei pensieri più personali me li tengo stretti ma mi è successo più volte in quei momenti di ricorrere in uno che vi posso raccontare…

E così ieri, finalmente, vincendo l’apatia e la pigrizia che ultimamente avevano avvolto le loro pasciute spire su di me (dico così perché quando succede ingrasso di un paio di chili almeno) ho indossato la muta da ciclismo, riempito la borraccia, gonfiate le gomme alla mountain bike e via sono partito.

Subito l’euforia si impossessa di me, tutto e’ gioia, la dolce brezza, il sole che scalda, il mare placido e fermo che si lascia accarezzare dallo sguardo mentre pedalo.

Tutto questo nei primi 500 metri di pianura, poi svolta a sinistra e due chilometri al 10% di salita.

Ora i ciclisti ben sanno che partire da freddi così subito in salita è un po’ da masochisti.

Per quelli invece che non hanno pratica di ciclismo basta dire che tutte le cose belle di cui sopra, la brezza, il sole il mare, vengono cancellate brutalmente dal dolore causato dagli acidi nelle gambe causa appunto la brutale salita.

Mi concentro sul raggiungimento della “nazionale “ perché so che lì la strada diventa pari e raggiungo senza fiato la “ cima “ che immette nell’unica strada che fa il perimetro dell’isola, chiamata affettuosamente da noi , la “ nazionale “ . Nome pomposo per una strada che da noi si chiamerebbe altrettanto pretenziosamente “ provinciale “ !

Però ora me la godo, il mare è sulla destra, disteso, dolce, tranquillo, come una bella donna in posa con l’intento di farsi ammirare.

Giro in bici a Cefalonia - Mousata

Giro in bici a Cefalonia – Mousata

Sulla mia destra invece il monte Enos con i suoi 1628 metri di altezza!!!

Mare e monti un connubio formidabile.

Proseguo il mio giro con una pedalata tranquilla perché parti di strada del giro di oggi non le ho mai fatte e quindi è meglio preservare le forze.

Eccomi al bivio di Poros.

La strada si fa un po’ più aspra ma tutta la fatica è mitigata dalle incomparabili vedute di cui i miei occhi si nutrono curva dopo curva

Giro in bici a Cefalonia

Giro in bici a Cefalonia

Attraverso perdute frazioni di paesini con le loro case basse e il pergolato con la vite e i grappoli d’uva matura, con le chiese ed il loro campanili che tanto mi ricordano la Spagna,

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e arrivo, dopo l’ennesima curva, tra le montagne selvagge in mezzo all’isola

montagne del centro CefaloniaDSC03235

Giro in bici a Cefalonia – le montagne nel centro dell’isola

Non riesco a non scendere dalla bici per fotografare.

Querce secolari che hanno imprigionato il muro di contenimento eretto dai piccoli esseri umani

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Cipressi arditi endemici, caratteristici dell’isola

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E finalmente arrivo a destinazione.

Poros, piccola cittadina balneare nel sud di Cefalonia

Giro in bici a Cefalonia - Poros

Giro in bici a Cefalonia – Poros

Faccio un piccolo giretto ma piccolo perché ora conosco la strada del ritorno e so che farò fatica, dato che ormai sono tre mesi che non tocco la bici pensavo di non fare più di 40 km mentre adesso so che ne farò almeno 60!!

Mannaggia all’entusiasmo.

In spiaggia fotografo un gatto che se ne sta beato e pasciuto in spiaggia ad ammirare il panorama.

gattoDSC03246

E poi riprendo la strada che mi porta a Skala.

Breve ascesa a superare il piccolo porto di Poros

Giro in bici a Cefalonia - il porto di Poros

Giro in bici a Cefalonia – il porto di Poros

e sono di nuovo nel pari.

Ora ogni tratto in pendenza mi costa fatica ma continuo guardando il mare e mi appresto a superare l’ennesima scogliera.

Mentre pedalo, la fatica mi avvolge, l’endorfina mi invade il corpo, i pensieri più puri dai luoghi reconditi ed inaccessibili dove il raziocinio li aveva nascosti, si fanno largo ed affiorano prorompenti e dominanti.

E qui mi accorgo che sono felice, che uno dei pensieri nascosti era proprio quello di pedalare con accanto un mare immacolato, in buona salute, con la possibilità di fare del mio tempo tutto quello che desidero e di avere a casa la persona che amo che mi sta aspettando.

Giro in bici a Cefalonia - la strada da Poros verso Skala

Giro in bici a Cefalonia – la strada da Poros verso Skala

La fatica aumenta, le gambe sono invase da milioni e milioni di spilli che mi torturano ogni secondo. Cerco di distrarmi, mi fermo un’ultima volta per fotografare Kaminia

La spiaggia di Kaminia, la punta estrema a sud est di Cefalonia

La spiaggia di Kaminia, la punta estrema a sud est di Cefalonia

Poi proseguo incurante del dolore.

Abbasso la testa per non vedere la pendenza, mi concentro e mi impongo degli obiettivi da raggiungere, uno dopo l’altro, per cercare di ingannare la fatica. Il distributore di benzina, l’incrocio per Skala, il monastero di Sissia , la svolta per Lourdata.

Ho finito anche l’acqua nella borraccia ma ormai sono a casa. Ancora gli ultimi 8 chilometri ma è pianura , quindi non è faticosissimo penso.

Ma trovo il vento contrario.

Mi viene da sorridere, penso che ci sia un qualcosa di sovrannaturale che regola le nostre azioni, anche le più piccole e che ci punisce se agiamo in modo sconsiderato.

Penso che il vento sia stato mandato per avvisarmi della mia arroganza nel pretendere che il mio corpo senza allenamento possa fare un giro del genere.

Mi tocca allora! Abbasso la testa, guardo il mio compagno di gita, il mare.

Ora il sole è alto e splende su di esso irradiandolo di migliaia di coriandoli luccicanti.

Arrivo a casa.

I quattro bambini che vivono nel mio stesso palazzo mi guardano vestito da ciclista come si guarda un marziano con l’astronave sceso nel giardino!

E sorrido.

Stanco.

Ma felice.

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Cico

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