Grazie piccolo Ouzo

In questo momento la scrittura è il solo modo che ho per esprimere dolore rabbia e senso di impotenza che sto provando. E preferisco comunicare in questo modo, a chi ci consce personalmente, la verità. Che ha dell’incredibile. Uno shock terribile per noi.

Un gesto totalmente senza senso. Privo di qualsiasi motivazione logica.

Una orribile violenza gratuita contro un piccolo animale indifeso.

Una violenza di cui non abbiamo neppure la forza di parlare. Per questo chiediamo a tutti di rispettare il nostro silenzio di questi giorni.

E soprattutto, maledizione, che nessuno osi anche soltanto provare a dirci: ‘Ma è SOLO un gatto’!

Questa è la ragione del nostro rientro, forse a breve, in Italia.

Dopo la partenza del suo compagno di giochi Tzatziki verso Bologna, la nostra gattina Kokolata era rimasta un po’ triste e sola. Così, un giorno di ottobre, abbiamo trovato un altro gattino miagolante, affamato, abbandonato e senza esitare un attimo lo abbiamo preso con noi. Dolcissimo e vivace, morbidosissimo e tanto tenero. Subito non è stato facile inserire il piccolo Ouzo accanto alla Koko, le solite ringhiate e morsi per fare conoscenza, ma presto i due cuccioli sono diventati amici e da qualche tempo inseparabili al punto che dormivano insieme abbracciati nella cuccia.

Quello che segue tra le virgolette è ciò che ho scritto venerdì scorso, il terribile giorno in cui è accaduta la tragedia. Perchè per me e Cico è esattamente questo che è. Una tragedia.

‘Non dimenticherò mai questa giornata e quello che ho visto oggi. Mai.

Oggi, l’orribile individuo che abita al primo piano sotto casa nostra qui a Cefalonia, ha trucidato con una spranga di ferro Ouzo, il nostro gattino di sette mesi.

Un piccolo stupendo gattino così tanto dolce ed affettuoso. Buonissimo.

A differenza della Koko, che vorrebbe stare fuori tutto il giorno, Ouzo non era mai uscito di casa. Non gli importava nulla di uscire. Voleva stare solo con noi, gli bastava il suo giretto sul balcone, le scale non lo interessavano. Oggi però, forse impaurito da una delle tante scosse quotidiane di questo stramaledetto terremoto, si è mosso dal posticino in cui si era acciambellato a prendere il sole sul nostro balcone ed ha deciso di saltare la rete e di scendere per le scale per la prima volta. Questa è stata la ragione per cui è stato brutalmente assassinato.

Ed appena mi sono accorta che non era più lì sono corsa giù, ma era troppo tardi, ho avuto ancora il tempo di vederlo vivo per l’ultimo istante. Quando l’ho visto aveva tanta paura, ha emesso un miagolio disperato, si muoveva terrorizzato strisciando per terra, non mi ha nemmeno vista andare verso di lui da lontano, mentre in tre, due adulti ed un bambino che cercava di prenderlo, lo avevano chiuso in fondo al balcone del piano di sotto. Ho visto in questo momento il mostro entrare rapidamente in casa sua, lasciando la porta socchiusa, per armarsi della spranga di ferro. Una spranga di diametro di circa 3,5 cm. Ouzo era completamente disorientato, e si è infilato per un istante dentro quella porta socchiusa, pensando forse fosse casa, la sua casa. Ma non lo era. Era casa di quel lurido bastardo assassino. Lo ha voluto uccidere. Lo ha fatto apposta. Con tutta la brutalità di cui è stato capace. Che Dio lo maledica. E lì lo ha colpito con la spranga, un colpo solo in testa. Allo stesso modo di una pallina da golf. E solo un secondo dopo che Ouzo è entrato lì dentro si è aperta la porta ed io ho visto quell’essere immondo con la spranga in mano mentre terminava il movimento con cui ha colpito il gattino ed ho visto Ouzo volare, accasciarsi davanti a me e muoversi piano, non riusciva più nemmeno a miagolare.

E’ stata inutile la corsa in macchina dal veterinario e le mie urla, maledetto assassino, Ouzo è morto dopo nemmeno dieci minuti tra le mie mani.’

Povero picol gatin. Era una tale gioia per noi averlo in casa, era così tanto affettuoso.. Sempre pronto a giocare e a chiederci, con insistenza tutta sua, qualcosa da mangiare.

Ci saltava in braccio e con forza si strofinava con il musetto sotto al nostro mento, ci abbracciava saltandoci al collo con le zampine, proprio come farebbe un bimbo, e ci ciucciava il collo delle magliette. E nello stesso tempo faceva ‘la pasta’. E non vi dico le fusa.

Quando facevamo colazione non mancava di saltarci in braccio ed aspettare con impazienza il suo cucchiaio colmo: adorava la schiuma bianca del cappuccino cremosa e soffice, che leccava con avidità, gli occhi chiusi, deliziato.

Dolce piccolo gattino nostro.. non ci sei più, ‘picoleto’.

Grazie Ouzo di tutte le coccole che ci hai regalato, delle fusa, dei giochi, grazie di aver reso la nostra vita anche se solo per pochi mesi, ancora più piena di amore. Di tutto il tuo amore di gattino.

La nostra unica consolazione è di averlo sepolto in un posto bellissimo, sotto un grande pino. Un luogo di pace, dove sono seppelliti anche altri gatti. E’ il nostro amico Panos che ha adibito questo pezzo di terra di famiglia a cimitero per i suoi gatti, per tenerli vicini anche quando ormai non può più accarezzarli nè sentirne le fusa. Ne ha attualmente 17, bellissimi, e li ama tutti allo stesso modo. Gatti fortunati.

Un’ultima cosa. Il lurido assassino è stato denunciato da noi, rischia pene molto severe compresa la reclusione, ma il bastardo vigliacco è scappato. Anzi, sappiamo che era già scappato subito, è andato via con tutta la sua orribile famiglia negli stessi minuti in cui noi correvamo prima dal veterinario, e subito dopo alla polizia per la denuncia. Si tratta di un individuo della peggior specie, un albanese che si chiama sulejmani ali. Questo schifoso nome non merita la maiuscola, e, date le circostanze, ci sentiamo non solo di pubblicarlo ma soprattutto di maledirlo con tutti noi stessi. Non è da noi, lo so, forse un giorno ci dispiacerà aver pensato e provato tutto questo, ma adesso noi ci sentiamo così.

Senza alcuna pietà gli auguriamo tutto il male possibile.

Greta

Il nostro piccolo Ouzo

Il nostro piccolo Ouzo

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Fiori di primavera

Bene, questa mattina, alla faccia del terremoto, che alle 5 ci ha così simpaticamente ridestati con una scossa del 6.1, vorrei descrivere il verde ed i fiori che proprio in questi giorni abitano ogni angolo di Cefalonia.

Anzi, preferisco mostrarvi delle foto, in modo che possiate vederli con i vostri occhi.

Sembra che la primavera sia arrivata già da un pezzo.

Io non avrei parole per descrivere tanta bellezza.

E non ne conosco neppure uno di nome (forse giusto uno..), anzi, proprio per questo, voglio dedicare le immagini ad una persona a cui voglio molto bene e che penso ne riconoscerà molti. Di fiori.

Bene, prima di mostrarveli mi sento di aggiungere solo questo piccolo pensiero.

Ecco, qualsiasi sia la vostra fede o non fede, se c’è davvero Qualcuno ed io penso che ci sia, ebbene questo Qualcuno ci vuole proprio tanto tanto bene da regalarci tutta questa perfezione, questa gioia per gli occhi, questa armonia di forme delicate, questo tripudio di splendidi colori!!

Greta

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Scossa

Secondo me, quando si ama qualcuno veramente, lo si ama proprio così com’è, difetti compresi.

Ecco, in questi giorni pensavo a questo concetto riferito alla terra che in questo momento abbiamo scelto come nostra: Cefalonia.

E’ un’isola molto speciale, non solo per le sue bellezze naturali straordinarie, ma anche per i movimenti tellurici.

Si tratta cioè di un territorio fortemente sismico, e, da quando siamo qui abbiamo potuto fare esperienza di alcune scosse. Domenica scorsa, però, ne è arrivata una davvero tosta, del 6,3, e ne sono seguite molte altre, più o meno forti e prolungate, ma comunque tutte parecchio pesanti. Grazie a Dio non ci sono stati feriti nè tantomeno vittime, solo danni di bassa entità, balconi caduti, vetrine rotte, frane, una strada marginalmente crepata.

Oggi la situazione è un po’ meno dura, noi siamo più sereni, anche se ci aspettiamo da un momento all’altro la prossima…

Ebbene, in questi giorni mi sono resa conto, come mai mi è capitato prima d’ora, di amare profondamente quest’isola, nonostante il terrore che abbiamo avuto e che stiamo ancora provando.

Non nascondo che la prima notte abbiamo dormito in macchina con i nostri due gattini e subito abbiamo pensato di scappare di corsa in Italia per sottrarci nell’immediato a quel supplizio.. Chi lo ha provato sa di cosa sto parlando e quanta paura si può provare in casi simili. Lo senti arrivare chiaramente, un attimo prima percepisci il boato, e poi, mentre il rumore aumenta, ti salta il pavimento da sotto i piedi, il cuore ti va in gola, tutto diventa molle e rigido contemporaneamente, i mobili cozzano tra loro e tintinnano, la cappa vibra ferocemente, tutte le foglioline dell’erba gatta, piantata in una vaschetta posizionata sul frigorifero, sono squassate senza pietà.

Nessun pensiero nella mente, solo paura.

Ma poi, abbiamo capito sin dal giorno dopo che partire sarebbe stata una decisione affrettata, dettata solo dalla paura (che in quel momento, credetemi, sembrava più che sufficiente a rendere validissima la scelta). E più tardi, riflettendo meglio, abbiamo scoperto di essere decisi a restare.

La natura va accettata così com’è. Bisogna anzi stare molto attenti a non contrastarla. E qui sull’isola mi sembrano abbastanza rispettosi in questo senso. Le costruzioni non possono essere alzate oltre il secondo piano, e ci sono norme antisismiche molto rigide.

Inoltre, mi viene da pensare che proprio i terremoti hanno contribuito a modellare l’isola così come noi la vediamo oggi. Per esempio, una delle spiagge più spettacolari che abbiamo visto qui, e scoperto solo da pochi giorni, si è formata grazie al terremoto del ‘53. Un gioiello in effetti.

Spiaggia di Lefka - Cefalonia

Spiaggia di Lefka – Cefalonia

Ed ecco, mia cara isola, cosa mi sento di dirti in questo momento, con la mente ancora ‘scossa’ dalla paura di quelle precedenti e della prossima: cara Cefalonia, amata mia, grazie di essere così come sei. E, se magari ti va, e la smetti di tremare così tanto, te ne sarò davvero grata..

Ti amo e ti amerò ..per adesso!!

Greta

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Giro in bici a Cefalonia

Giro in bicicletta, 60 km nel sud dell’isola tra monti e mare.

E’ provato scientificamente che i ciclisti entrino nella dimensione cosmica universale, a contatto diretto con gli elementi primordiali che compongono l’universo, durante il periodo di massima fatica del loro giro in bicicletta.

Sostanze più o meno sconosciute vengono prodotte dai nostri corpi come conseguenza del superamento della barriera della fatica e portano il ciclista in questa dimensione estatica che poi è il vero motivo per il quale si va in bicicletta.

Ed è proprio in quella fase che, mentre le gambe pedalano da sole, i pensieri del ciclista si espandono, si dilatano, si irradiano verso il sole.

E non sono i pensieri quotidiani, quelli che occupano normalmente la giornata, assilli di impegni lavorativi, grattacapi con i figli, proponimenti da spesa da supermarket, no, sono concetti profondi, astrazioni personali che non hanno la possibilità di venire fuori se non in quei momenti di pura illuminazione.

I miei pensieri più personali me li tengo stretti ma mi è successo più volte in quei momenti di ricorrere in uno che vi posso raccontare…

E così ieri, finalmente, vincendo l’apatia e la pigrizia che ultimamente avevano avvolto le loro pasciute spire su di me (dico così perché quando succede ingrasso di un paio di chili almeno) ho indossato la muta da ciclismo, riempito la borraccia, gonfiate le gomme alla mountain bike e via sono partito.

Subito l’euforia si impossessa di me, tutto e’ gioia, la dolce brezza, il sole che scalda, il mare placido e fermo che si lascia accarezzare dallo sguardo mentre pedalo.

Tutto questo nei primi 500 metri di pianura, poi svolta a sinistra e due chilometri al 10% di salita.

Ora i ciclisti ben sanno che partire da freddi così subito in salita è un po’ da masochisti.

Per quelli invece che non hanno pratica di ciclismo basta dire che tutte le cose belle di cui sopra, la brezza, il sole il mare, vengono cancellate brutalmente dal dolore causato dagli acidi nelle gambe causa appunto la brutale salita.

Mi concentro sul raggiungimento della “nazionale “ perché so che lì la strada diventa pari e raggiungo senza fiato la “ cima “ che immette nell’unica strada che fa il perimetro dell’isola, chiamata affettuosamente da noi , la “ nazionale “ . Nome pomposo per una strada che da noi si chiamerebbe altrettanto pretenziosamente “ provinciale “ !

Però ora me la godo, il mare è sulla destra, disteso, dolce, tranquillo, come una bella donna in posa con l’intento di farsi ammirare.

Giro in bici a Cefalonia - Mousata

Giro in bici a Cefalonia – Mousata

Sulla mia destra invece il monte Enos con i suoi 1628 metri di altezza!!!

Mare e monti un connubio formidabile.

Proseguo il mio giro con una pedalata tranquilla perché parti di strada del giro di oggi non le ho mai fatte e quindi è meglio preservare le forze.

Eccomi al bivio di Poros.

La strada si fa un po’ più aspra ma tutta la fatica è mitigata dalle incomparabili vedute di cui i miei occhi si nutrono curva dopo curva

Giro in bici a Cefalonia

Giro in bici a Cefalonia

Attraverso perdute frazioni di paesini con le loro case basse e il pergolato con la vite e i grappoli d’uva matura, con le chiese ed il loro campanili che tanto mi ricordano la Spagna,

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e arrivo, dopo l’ennesima curva, tra le montagne selvagge in mezzo all’isola

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Giro in bici a Cefalonia – le montagne nel centro dell’isola

Non riesco a non scendere dalla bici per fotografare.

Querce secolari che hanno imprigionato il muro di contenimento eretto dai piccoli esseri umani

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Cipressi arditi endemici, caratteristici dell’isola

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E finalmente arrivo a destinazione.

Poros, piccola cittadina balneare nel sud di Cefalonia

Giro in bici a Cefalonia - Poros

Giro in bici a Cefalonia – Poros

Faccio un piccolo giretto ma piccolo perché ora conosco la strada del ritorno e so che farò fatica, dato che ormai sono tre mesi che non tocco la bici pensavo di non fare più di 40 km mentre adesso so che ne farò almeno 60!!

Mannaggia all’entusiasmo.

In spiaggia fotografo un gatto che se ne sta beato e pasciuto in spiaggia ad ammirare il panorama.

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E poi riprendo la strada che mi porta a Skala.

Breve ascesa a superare il piccolo porto di Poros

Giro in bici a Cefalonia - il porto di Poros

Giro in bici a Cefalonia – il porto di Poros

e sono di nuovo nel pari.

Ora ogni tratto in pendenza mi costa fatica ma continuo guardando il mare e mi appresto a superare l’ennesima scogliera.

Mentre pedalo, la fatica mi avvolge, l’endorfina mi invade il corpo, i pensieri più puri dai luoghi reconditi ed inaccessibili dove il raziocinio li aveva nascosti, si fanno largo ed affiorano prorompenti e dominanti.

E qui mi accorgo che sono felice, che uno dei pensieri nascosti era proprio quello di pedalare con accanto un mare immacolato, in buona salute, con la possibilità di fare del mio tempo tutto quello che desidero e di avere a casa la persona che amo che mi sta aspettando.

Giro in bici a Cefalonia - la strada da Poros verso Skala

Giro in bici a Cefalonia – la strada da Poros verso Skala

La fatica aumenta, le gambe sono invase da milioni e milioni di spilli che mi torturano ogni secondo. Cerco di distrarmi, mi fermo un’ultima volta per fotografare Kaminia

La spiaggia di Kaminia, la punta estrema a sud est di Cefalonia

La spiaggia di Kaminia, la punta estrema a sud est di Cefalonia

Poi proseguo incurante del dolore.

Abbasso la testa per non vedere la pendenza, mi concentro e mi impongo degli obiettivi da raggiungere, uno dopo l’altro, per cercare di ingannare la fatica. Il distributore di benzina, l’incrocio per Skala, il monastero di Sissia , la svolta per Lourdata.

Ho finito anche l’acqua nella borraccia ma ormai sono a casa. Ancora gli ultimi 8 chilometri ma è pianura , quindi non è faticosissimo penso.

Ma trovo il vento contrario.

Mi viene da sorridere, penso che ci sia un qualcosa di sovrannaturale che regola le nostre azioni, anche le più piccole e che ci punisce se agiamo in modo sconsiderato.

Penso che il vento sia stato mandato per avvisarmi della mia arroganza nel pretendere che il mio corpo senza allenamento possa fare un giro del genere.

Mi tocca allora! Abbasso la testa, guardo il mio compagno di gita, il mare.

Ora il sole è alto e splende su di esso irradiandolo di migliaia di coriandoli luccicanti.

Arrivo a casa.

I quattro bambini che vivono nel mio stesso palazzo mi guardano vestito da ciclista come si guarda un marziano con l’astronave sceso nel giardino!

E sorrido.

Stanco.

Ma felice.

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Cico

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Tzatziki – Seconda parte

Perdonate la lunga assenza ..come promesso, termino il mio piccolo racconto, che risale in verità a parecchi giorni fa. Ma qui a Cefalonia la connessione (o non connessione dovrei dire) non consente di pubblicare facilmente e tempestivamente.

…….

Ora, la Katia ci mette un ottavo di secondo ad innamorarsi di Tzatziki (sì, questo è il nome che abbiamo dato al micetto, lo stesso della salsa a base di yogurt). E Franco solo un paio di istanti in più. E, quando proponiamo di tenere il nuovo arrivato nel loro appartamento accanto al nostro per evitare che con la Koko si azzuffino (pur avendo circa la stessa età, l’impatto tra loro non è stato molto amichevole, anzi..), i ragazzi accettano con entusiasmo.

Ed è proprio così che comincia la storia d’amore.

Il gattino è straordinario. Nonostante sia evidente che soffra di malnutrizione, è molto più affamato di un cibo chiamato affetto e coccole che di cibo vero.

Man mano che passano i giorni, il desiderio di portare il micetto a casa in Italia diventa sempre più grande nei cuori di Franco e Katia. E, prima che sia trascorsa metà della loro vacanza, la decisione è presa: diventano i genitori adottivi di Tzatzy.

Facciamo tutti insieme le visite e le tappe obbligatorie dal veterinario in vista del viaggio: il trovatello presto ha un passaporto, un nome ed un cognome (quello della ‘mamma’)! Ed appena possibile, trascorsi i tempi tecnici necessari, sarà trasferito a casa da ‘mamy e papy’ che lo aspettano impazienti non vedendo l’ora di riabbracciarlo!

Non sto qui a raccontarvi le difficoltà ed i costi che ci sono, è più difficile e dispendioso di quello che avrei mai immaginato trasferire un gatto da Cefalonia a Bologna, ma di sicuro tutti insieme troveremo un modo per farlo arrivare in Italia dove i ragazzi potranno andare a prenderlo.

…. se questo non è AMORE!!!!

Greta

PS Ieri i ragazzi sono riusciti a fare i biglietti per gatto e Cico. In realtà Cico aveva già previsto di tornare per una settimana a casa all’inizio di ottobre, con andata e ritorno Ryanair. Non aveva però previsto di prendere, invece di un diretto, due voli (Cefalonia – Atene, Atene – Roma) per portare il piccolo Tzatzy dai genitori adottivi! Infatti, purtroppo sui voli Ryanair non accettano animali, mentre la compagnia greca su ogni volo riserva 4 posti per i nostri amici a quattro zampe. Sono però molto fiscali riguardo al trasportino, che deve essere particolarmente ridotto, e ci hanno fatto impazzire per trovarne uno delle dimensioni consentite!

Insomma piccolo gattino, vedrai che tra poco si parte!!!

Peccato, proprio adesso che avevi finalmente fatto amicizia con la Koko……

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PPS Ormai da tempo il piccolo vive a casa con i ‘genitori’ ed è diventato un felice splendido cucciolotto di circa 3 kg.

Grazie Katia e Franco!!!

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Ppps: A Natale siamo tornati in Italia, siamo stati a trovare anche Katia e Franco ed il loro cucciolone felice: è così tanto cresciuto che subito abbiamo fatto fatica a vedere in lui quel micetto pelle ed ossa che abbiamo raccolto qualche mese fa!!! E ci ha anche riconosciuti, ne sono sicura, tanto che dopo un po’ mi è saltato sulle gambe, proprio come faceva quando era qui da noi..

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Tzatziki – Prima parte

No, non voglio parlare di cucina greca, anche se mi piace un sacco. E nemmeno darvi la ricetta della famosa salsa ‘tzatziki’ a base di yogurt greco che ho imparato a fare qui*.

Voglio solo raccontarvi una storia.

Una storia d’amore.

Siamo sul balcone a goderci l’aria fresca del dopocena, i grilli, le stelle, la Koko sulle gambe, la compagnia.

Una coppia di carissimi amici è qui da noi. Il loro soggiorno durerà solo dieci giorni, ma è cominciato appena ieri ed in questo momento stiamo assaporando il piacere di fare due chiacchiere in tranquillità, di persona dopo tanto tempo, e facciamo progetti sui prossimi giorni.. Allora domani dove si può andare, quale spiaggia vedere, ma sì dai andiamo nella piccola, insomma, si parla di cose così.

E poi arrivano all’improvviso dei miagolii disperati, sono sempre più vicini, ‘ho fameeee’ , ed ancora ‘dico a te, ho tantissima fameeeeee’, e se questa non è una traduzione letterale dalla sua lingua, senza dubbi ci va molto ma molto vicino.

E ci rendiamo conto subito che però, contrariamente alle richieste vocali del protagonista a quattro zampe, l’inquilino del piano terra lo sta scacciando in malo modo.

Ma cosa?? Ma nooo, orrore, gli tira addirittura delle pietre!!!!!

Non posso crederci.. Meno male che almeno ormai è buio, qui non esiste illuminazione pubblica e stasera non c’è nemmeno la luna, difficile che possa beccarlo e fargli del male.

Ad ogni modo, è certo, si tratta di un gatto, ed è chiaro, il Cico ci mette un quarto di secondo a fare le due rampe di scale ed ancora meno a prendere il micetto e portarlo su da noi.

Bene, eccoci tutti qui, benvenuto anche a te piccolo gattino rosso miagolante arrivato dalla notte.

All’improvviso, il miagolio disperato si trasforma in fusa!!!

Perbacco, appena la Katia lo prende dalle mani del Cico e se lo mette in grembo, lui comincia a fare le fusa proprio come se avesse acceso un motorino interno. A volume esagerato.

A questo dovrà il suo secondo nome: il Landini!

E poi non smette più di fare anche ‘la pasta’!!! Sapete, quel movimento delle zampe anteriori che i gattini fanno mentre succhiano il latte?? E’ assolutamente adorabile!

Tzatziki

Povero cucciolo, trovatosi solo chissà per quale motivo, aveva capito che la sua unica salvezza era una casa, e voleva entrare a tutti i costi proprio in quella sbagliata. Infatti il BIG PROBLEM del padre di famiglia al piano terra (come lui stesso ci ha delicatamente spiegato) era proprio quello di non lasciare entrare il gattino in casa. Roba da matti mi vien da pensare. Ma che volete farci, al mondo esistono anche persone così. Vero, ed anche peggio di così. Purtroppo.

Appena possibile terminerò la seconda ed ultima parte del racconto, a presto!

Greta

* per quanto.. ora che ci penso, perchè no? Si fa più o meno così: yogurt greco, spezie per ‘tzatziki’ (formate sostanzialmente da aglio), succo di limone, olio, sale e menta fresca, qualche pezzettino di cetriolo. Per le dosi fate ad occhio naturalmente! E.. provatela sul pane caldo, slurp!!

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Routine

Una vita nuova, una vita diversa, la vita che avevo sempre sognato.. Ebbene sì, ci siamo riusciti, ce l’abbiamo fatta.

Abitiamo in un’isola.

Abitiamo a Cefalonia.

Non che siano tutte rose e fiori, qui le difficoltà ci sono e sono parecchie. Ma da quando siamo arrivati, anzi, da vari mesi prima di partire, abbiamo ricevuto talmente tanti doni che non riusciamo ancora a ringraziare abbastanza.

Ogni giorno è un regalo. Ogni istante che passa lo è. E continuo a darmi i pizzicotti per essere sicura di non sognare.

No, questa volta non è un sogno, un desiderio, una visualizzazione creata consapevolmente con la mia mente, no.

E’ la realtà.

Noi siamo qui.

Adesso.

Da maggio.

Fino a quando vorremo.

Fino a quando ci sembrerà bello restare. Fino a quando potremo farlo con serenità.

Ogni giorno è nuovo. Una nuova esperienza. Anche se già vissuta in modo più o meno simile al giorno prima.

E non è mai la stessa. Mai monotona, uguale, noiosa per il suo ripetersi.

Non si tratta di routine. Niente affatto.

Per cominciare, abbiamo quasi ogni settimana parenti ed amici cari che ci vengono a trovare.

Una festa ogni volta che andiamo a prendere i nuovi arrivati in aeroporto, ed una gioia averli qui con noi per la settimana (o poco più che i più fortunati riescono a concedersi qui). Un po’ tristi poi, riaccompagniamo ogni volta chi ha ormai terminato la vacanza qui da noi. Insomma, facciamo una cosa che somiglia un po’ agli ‘skipper di terra di noiartri’!!

Orgogliosi, facciamo conoscere la nostra isola e le sue bellezze straordinarie a tutti. Nella maggior parte dei casi rimangono estasiati ed ammaliati da questo posto, un po’ come era successo a noi la prima volta..

E poi, ritornando a parlare del nostro quotidiano, a parte le persone care che ci accompagnano a turno per brevi periodi in questa avventura, ad esempio, qui non abbiamo la tv. Poco male, io non la guardavo già da più di cinque anni. Io. Mentre il Cico no, ogni tanto trovava qualcosa di interessante per lui e non disdegnava qualche serata davanti a quello che ritengo sia l’elettrodomestico più inutile mai inventato.

Ebbene, qui non c’è la tv, ma abbiamo ad esempio l’Intervallo: le pecore vengono a trovarci, qui sotto casa, mattina e sera, uno spettacolo imperdibile! Per non parlare del concerto dei belati e dei campanacci! Sentiamo falchi ed uccellini di ogni tipo. E poi di giorno le cicale, ed i grilli la notte. Ed abbiamo l’alba, con il mare immobile ed il tramonto con la sua luce avvolgente, e la luna che si specchia nell’acqua, ed in questo periodo anche le stelle cadenti..

Davanti il mare, dietro di noi la montagna. Non pensate che siamo davvero in ottima compagnia?

E poi, da quando è arrivata la piccola Koko la nostra vita è cambiata radicalmente ancora una volta!

Ma questo è un altro racconto…..

Greta

riflesso di luna - cefallonia

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