Non possiamo avere fretta!

Bene, possiamo cominciare subito con la nostra esplorazione!

Oggi vi portiamo in quella che dicono sia la serie di spiagge più belle dell’isola di Fuerteventura, quelle del Parque Nacional Las Dunas di Corralejo!

Dalla nostra fermata-capolinea di Caleta de Fuste dobbiamo dirigerci verso la capitale Puerto del Rosario, per poi prendere un altro bus che ci porterà a Corralejo.

Non dobbiamo avere fretta!

Già.. il primo bus arriva con un po’ di ritardo. Poco male, siamo parecchio in anticipo sulla coincidenza. O almeno è quello che penso io.. Ecco, in realtà abbiamo giusto tre minuti tre in tutto per scendere da questo bus e montare sul prossimo, biglietti compresi, e si riparte!

A proposito, se vi capita di venire qui da queste parti, e vi garba risparmiare qualche soldino, dovete acquistare subito la tessera per l’autobus. Vi consente un risparmio di circa il 30 su tutte le corse. La tessera può essere usata anche da più persone e può essere acquistata e successivamente ricaricata direttamente sul bus dal conducente. Comodissimo!

Vorrei descrivervi lo spettacolo che ad in certo punto si presenta ai nostri occhi.. a dir poco entusiasmante.. Ma di questo vi parlerò tra poco.

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Riusciamo a sbagliare l’unica fermata che c’è all’interno del parco e siamo costretti a proseguire fino al paesino di Corralejo per poi tornare indietro con l’autista che, mosso a pietà dalla nostra evidente imbranataggine, ci risparmia l’ulteriore biglietto per la corsa aggiunta.las dunas di corralejo

Ed eccoci alla fine, siamo nel parco!

Forza, ora possiamo cimentarci in una bella luuunga passeggiata!

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Nuvole passano leggere sopra le nostre teste.

Il mare e’ calmo, piccole onde delicate spumeggiano verso la sabbia.

Un ritmo lento.

Dolce.

Musica soave per le mie stanche orecchie.

Qui non sento altro che il suono del mare.

Sì, ci sono molte altre persone, ma tutte a distanza minima di sicurezza.

Nessun irritante genitore che riprende a volume indecente i bambini, non musica a palla, e neppure gente che parla urlando per passarsi informazioni insulse, discorsi inutili, che non puoi fare a meno di sentire, e che nessuno ascolta..

Nessuno che ci smuove il sistema nervoso.

Non qui.

Non oggi.

E tantomeno ci disturbano i numerosi nudisti che, a sorpresa, troviamo da questo lato della spiaggia. Indisturbati e perfettamente a proprio agio, si mischiano con la gente normalmente provvista di costume.

Insomma qui é un po’ come a Formentera, ci siete mai stati? Nella maggior parte delle spiagge c’è massima libertà, chi vuole un’invidiabile abbronzatura integrale può prenderla tranquillamente ovunque. E chi si ostina a tenere su il costume può farlo e sfoggiare quello con altrettanta disinvoltura!!

…. continua…….

Greta

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Fuerteventura ci siamo

La mattina di buon’ora raggiungiamo la mini-stazione di Sassuolo per prendere il trenino dei pendolari che ci porterà a Modena. Arriviamo con un anticipo esagerato, ma si sa, io sono quella che preferisce arrivare mooolto prima del momento esatto della partenza prevista, piuttosto che farsi venire ansia e angoscia per il concreto rischio di perdere una delle coincidenze. Con conseguenze disastrose, poi, su tutte le successive tappe (ben tre).

Bene, dicevo, in questa vacanza solo mezzi pubblici, così, dopo il terzo treno, passiamo all’autobus e finalmente siamo in aeroporto.

Poco meno di quattro ore di volo e troviamo ad attenderci a sorpresa la super gentile ragazza dell’agenzia contattata in internet, Francesca.

Ecco perchè scriveva in un ottimo italiano, appena sento la sua voce al cellulare capisco: è sarda! Di Cagliari, ci conferma lei, è da due anni che vive qui con il moroso e per nulla al mondo tornerebbe alla sua vita di prima, al suo lavoro sicuro alle poste italiane, a Cagliari.

Eh, non sa quanto la capiamo!!

A Fuerteventura la prima cosa che ci entusiasma è l’aria leggera, dolce, una brezza fresca profumata. Che differenza con quella che respiravamo solo poche ore prima!

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In effetti il clima qui è assolutamente meraviglioso come in tutte le Isole Canarie, anche Francesca ci conferma che è come vivere in un’eterna primavera.

Ottimo, proprio quello che ci voleva!

La sistemazione nell’appartamentino ci soddisfa pienamente: c’è tutto il necessario per vivere comodamente, lavatrice compresa, ed un bel terrazzo per poter mangiare fuori e rilassarsi guardando il cielo. E che cielo!!

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Faremo tutti i nostri giri a piedi o con gli autobus, ormai è deciso. Ci siamo informati in internet prima di partire. Qui c’è una sola compagnia, la Tiadhe, che collega tutta (o quasi) l’isola. Abbiamo gli orari salvati in pdf sul cellulare, con tanto di capolinea, numeri degli autobus e tutte le tratte relative. E pure le piantine dei percorsi!!

Se vorrete, troverete la continuazione della nostra gita nel prossimo post!

Greta

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Un nuovo viaggio

Negli ultimi tempi non esco di casa quasi mai. Giusto se sono costretta. Tipo a fare la spesa, ecco.

E spesso nemmeno quello, sono così fortunata da avere chi la fa per me.

Oggi però avevo voglia di uscire.

Ed ora sono in giro. Cammino.

I piedi mi guidano in autonomia dal cervello. Vanno dove vogliono. E pensate un po’ che strano: mi rendo conto di essere arrivata davanti al mare.

Mi fermo.

Osservo, ascolto, assaporo.

Pace.

In questo momento non ci sono persone nelle vicinanze.

I gabbiani sugli scogli son lì a godersi i tiepidi raggi del sole invernale.

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Lo faccio anch’io.

Decido di prendermi tutto il tempo che posso, e mi siedo sulla sabbia.

E, mentre mi sento all’interno di quella che mi sembra una scena fotografata, appartenente ad una foto vista e rivista e che so a memoria, all’improvviso scopro di aver voglia di scrivere.

Sensazione che non provavo da così tanto, da troppo tempo per una come me.

Non posso sprecare questo momento! Chissà quando capiterà di nuovo.

E allora prendo fuori il cellulare. Apro il programma delle note.

E comincio a scrivere.

E, come ho già fatto in passato qui su questo nostro blog, oggi vi porto con me in uno dei nostri viaggi. Questa volta facciamo rotta per le Canarie ..vi va di venire?

Andiamo a Fuerteventura!

Novembre inoltrato, freddo, nebbia, umidità, rischio di nevicate e di gelate… Io e il Cico abbiamo deciso di muoverci  esclusivamente con i mezzi pubblici. Per almeno tre ragioni: risparmiare (nr uno), almeno nel nostro piccolo non aumentare l’inquinamento della nostra amata terra (nr due ma non meno importante del nr uno), fare un’esperienza diversa (nr tre). Abbiamo pensato più o meno questo: quando si viaggia per es in autobus non si è indispensabili, si può dedicare tutta la propria attenzione a quello che si sta osservando, si può essere spettatori e nulla più, testimoni di quello che si manifesta agli occhi e al cuore. Un bel modo di guardare e di gustare i posti nuovi, no?

.continua nel prossimo post!

Greta

ps: dedico questo viaggio virtuale ad una delle persone che mi sono più care, e lo faccio proprio in questa giornata che è così speciale per lei: auguri di cuore amica mia, grazie di esserci sempre!

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Roba da capras!!!

Ebbene sì, la storia con il padrone di casa continua e diventa sempre più accesa e ricca di particolari che sorprenderebbero anche chi ha lunga esperienza negli istituti di igiene mentale.
Il ‘signor’ Cabras, detto ‘il capras’ (cabras di nome e di fatto – e mi scuso con le capre per l’offesa – ) è il sedicente elettricista di cui vi ho raccontato nell’articolo precedente.
Un uccello strano, una macchietta. Il passare degli anni non deve avergli fatto entrare alcun sale in zucca: 79 anni di non saggezza, di non intelligenza, di non onestà e potrei continuare ancora per un pezzo. Visto che sto parlando di una specie di Arpagone di Molière, dove, però, il personaggio inventato ha molta più delicatezza d’animo ed integrità di quello vero.
La premessa era per me necessaria, passatemi lo sfogo.
Ora vi dico.
Dove siamo rimasti? Ah già, al condizionatore..
Ok, dopo ore ed ore di lavoro il capras ha capito che non c’era nulla da fare. Impianto, macchina esterna e split interno erano talmente vecchi e messi male da far corto circuito appena partita l’accensione, fino al punto da essere riconosciuti addirittura anche da lui come ormai inutilizzabili. Quindi ha provveduto alla sostituzione di tutto il ciarpame con un condizionatore simil-usato ma almeno funzionante. E a rifare totalmente l’impianto elettrico con l’aiuto di (finalmente) uno del mestiere.
Ma nemmeno in quell’occasione si è presentato con il contratto.
E va bene.
Non è andata più bene quando è ricomparso ancora il 28 giugno, ancora senza ombra di intenzione di farci il contratto, e per giunta pretendendo il pagamento anticipato del mese di luglio. Mentre avevamo inizialmente pattuito il pagamento a fine mese, non quello anticipato. E si è immancabilmente rifiutato di firmare ricevuta per il denaro che ancora una volta stava per prendere dalle nostre mani in contanti.
I nostri soldi.
In un buco nero.
Beh, io non so chi gli avrebbe consegnato altro denaro così sull’unghia senza batter ciglio. Senza neppure uno straccio di documento giustificativo.
Voi che dite?
E qui noi abbiamo detto: no ricevut, no sold.
Punto.
Che se li venga a prendere a fine mese.
Non vi so nemmeno descrivere le urla da babbuino che ha fatto il capras!!! Un lavoro….. Accidenti stava per farsi venire un infarto secondo me! Peccato….. questa volta non ce l’ha fatta.
Ma ci ha persino detto nel suo delirio che siamo dei disonesti (noi????)

E che ci vuole immediatamente fuori di casa sua (che in realtà è nostra visto che abbiamo pagato l’affitto).

E, per dar forza alla sua richiesta, dal 2 luglio ci ha chiuso l’acqua.
Sì avete capito.
CI HA TOLTO L’ACQUA.
Perchè ovviamente, oltre al nostro salvavita, anche il rubinetto centrale dell’acqua dell’appartamento in cui ci troviamo è in casa sua.
Ok.
Avete fotografato la situazione, giusto? Tutto chiaro?
Piuttosto sconvolti ci siamo rivolti ai vicini, tutti affittuari più o meno in nero e ‘parenti più o meno alla lontana’ del capras. Imbeccati da lui dal giorno prima, chissà perchè, negavano di avere l’acqua. Bugiardi, disonesti.. Solo una di loro ci ha messo a disposizione il suo rubinetto. Che Dio la benedica!
E poi dicono che l’omertà c’è in Sicilia!! Accidenti, qui ne abbiamo fatto il pieno. Sorvolo sui particolari ma ci sono rimasta malissimo.
La Sardegna questa volta con noi non fa una gran bella figura.
Ora, nel momento in cui ci siamo definitivamente resi conto che nel palazzo l’acqua mancava solo da noi, è stato chiaro che la mossa era un barbaro tentativo di cacciarci via.
’ Abuso nell’esercizio delle proprie ragioni’ lo hanno chiamato i carabinieri. Anche se io non ho ancora ben capito esattamente di quali accidenti di ragioni stessero parlando.
Ad ogni modo, abbiamo raccolto un po’ d’acqua per le necessità più impellenti e siamo andati avanti per mezza giornata così. Chiamando come al solito invano il cellulare del capras della moglie e il fisso di casa alla rinfusa. Vigliacchi.
E la mattina stessa della simpatica scoperta ci siamo precipitati dai carabinieri pensando che potessero fare qualcosa per aiutarci essendo noi cittadini in grave difficoltà. Ma niente, non avendo il contratto di affitto, non risultiamo inquilini e non possiamo denunciarlo a quel titolo per costringerlo a ridarci l’acqua. Siamo in Sardegna, anzi, siamo in Italia.
Ma, sapete (d’estate soprattutto) l’acqua è super necessaria.
Per esempio per tirare lo scarico in bagno.
Ci avete mai pensato?
Quant’acqua ci vuole ogni volta?
Ve lo dico io, circa otto litri, cioè 4 bottiglie di plastica da 2 litri, avete presente?
Vabbè…
Con l’aggravante che in questi giorni sono venuti a trovarci i miei genitori. E sono qui da noi a subire anche loro questo abuso. Senza parole.
Ed allora ci stiamo facendo forza a vicenda per riderci sopra per quanto possibile. E per imparare ancora una volta un’importante lezione.
Siamo abituati a dare sempre tutto per scontato.
Soprattutto un bene primario necessario come l’acqua che abbiamo in casa.
Ed invece no, ci sono popolazioni nel mondo che non hanno nemmeno idea di cosa sia un rubinetto di acqua corrente ed uno sciacquone in bagno.
Ho visto con i miei occhi. A Zanzibar. E, credetemi, il sorriso che mi è stato regalato quella volta me lo ricordo ancora (se volete leggete qui, al punto 2  https://spiaggepiubelle.wordpress.com/2012/02/03/impression/)
E fino a qualche decennio fa anche da noi non conoscevano simili lussi, si andava tutte a fare il bucato e a prendere l’acqua alla fontana del paese. Proprio come stiamo facendo noi in questi giorni!

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In più, abbiamo fatto un’esperienza divertentissima, mistica direi: la doccia sul terrazzo.
Sì, funziona a coppie più o meno in questo modo.
Si mette a scaldare l’acqua al sole per tutta la mattina (abbiamo scoperto che in questo modo nelle bottiglie può raggiunge temperature sin troppo elevate).

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Poi, uno dei due, in piedi su di una sedia, fa scorrere una bottiglia d’acqua calda dopo l’altra sull’altro partecipante, mentre questo insapona, lava, sciacqua, centrifuga e cotona. Ah ah, perdonate, mi è venuto in mente il cartone animato in cui Gatto Silvestro viene messo in lavatrice dalla bimbetta che gli fa fare tutti i programmi in sequenza ed esce dall’oblò una palla soffice di pelo con gli occhi..
Credetemi, è un godimento esagerato.
Così all’aria aperta. Al sole.
Dopo due giorni di lavaggi furtivi in strane bacinelle per l’obbligo di recupero dell’acqua sporca.
AAAHHHHH che meraviglia!
Penso che lo rifaremo tutti, anche se e quando per sventura ce la ridaranno l’acqua!

Greta

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Roba da matti!

Siamo tornati in Sardegna. Per cercare un po’ della nostra tranquillità.
Non so quanto resteremo qui. L’idea iniziale era per parecchio….. Ma non ne sono più tanto sicura.
Stiamo avendo una decisamente antipatica esperienza con i padroni di casa.
Incredibile trovare persone così scorrette che non vogliono regolarizzare in alcun modo la posizione degli inquilini (tra cui noi due).
In più, ci consegnano la casa sporca e puzzolente. E noi per quieto vivere non diciamo nulla. Appena arrivati, stanchi morti dal viaggio, ci mettiamo a testa bassa a strigliare e grattare ovunque prima di poter mettere via le nostre cose.
E poi, fregandosene altamente, ci lasciano per ben due giorni senza energia elettrica!!!!!!
Certo, non ci credete?? Eh lo so, faccio fatica a crederci anch’io…….
Ebbene, il padrone di casa è una specie (rara) di elettricista.
Costui ha installato il salvavita, di pertinenza dell’appartamento affittato, in un altro appartamento di sua proprietà (qualcuno immagina il perchè???).
Il secondo appartamento, quello di ‘appoggio’, viene usato dallo stesso (pseudo) elettricista nel we, e rimane normalmente chiuso il resto della settimana.
Ormai vi è chiaro che  gli inquilini non possono in alcun modo ripristinare in autonomia il flusso della corrente una volta scattato il salvavita. Non so, vi sembra normale?!?
In parole povere, quando per la prima volta viene accesso il condizionatore della camera da letto, c’è un guasto interno allo stesso che provoca un cortocircuito e, dopo 10 secondi dall’accensione,  salta la corrente.
In una casa normale, si va nel punto in cui è posizionato l’aggeggio di sicurezza, si tira su la levetta, e nel giro di mezzo secondo è tutto nuovamente funzionante.
Se il vostro si trova, invece, in un’altra casa, che è chiusa e di cui non avete di sicuro le chiavi, quando cominciate a chiamare i proprietari assenti per farvi aprire e ripristinare la maledettissima energia elettrica in casa vostra, e nessuno vi risponde, vi assicuro che cominciano a girarvi. Sempre di più man mano che passano le ore.
Ecco, i solleciti e quanto mai gentili padroni di casa, per D-D-U-E giorni (leggi 2 giorni) e una notte non si degnano di rispondere alle centomila telefonate. Nè tantomeno di farsi venire un dubbio, un perchè, una perplessità, e di richiamare dopo essersi accorti di così tante sollecitazioni.
Con conseguenti:
a. immenso disagio ed incazzatura per i suddetti inquilini, che fanno telefonate in continuazione senza ottenere alcun risultato, che vanno a letto a lume di candela con la consapevolezza del punto b che segue,
b. disastro totale nel frigo e nel congelatore entro la mattina successiva,
c. caldo infernale in casa, che non è altro che un sottotetto, dal momento che siamo nei giorni più caldi dell’anno.
 
Naturalmente, non si sono nemmeno scusati, e noi abbiamo buttato via tutto, tranne il salvabile che è stato subito cucinato e consumato da noi, dalla Koko e da altri gattini randagi che hanno molto ringraziato. Gli unici a beneficiare di tutto questo disastro. E va bene, pazienza, almeno a qualcosa è servito. Ma faremo di tutto per farci risarcire.
E’ stato invece del tutto inutile per noi e ancor di più per i gattini, ed anzi, ha avuto conseguenze poco piacevoli sulla mia schiena, il guasto elettrico che blocca la lavatrice.
Insomma, per la seconda volta da quando siamo qui, circa venti giorni, la lavatrice si blocca nel bel mezzo del lavaggio perchè non arriva più corrente.
Pare un contatto.
Sapete, quando si è una specie di elettricista e si mettono le mani negli impianti elettrici, può capitare.
Quello che invece non deve capitare è lasciar aspettare il bucato mezzo sporco e mezzo pulito nella lavatrice fino al pomeriggio successivo.
Perchè solo in quel momento è sopraggiunta la grazia fatta dal solito padrone di casa che arriva bello bello tomo tomo cacchio cacchio a ri-riparare il guasto.
Ed il mio bucato non ha aspettato. Prontamente tirato fuori tra le cascate di acqua che mi arrivavano addosso è stato strizzato, rilavato e steso. Una faticata……
E vabbè, pazienza direte voi.
Ma la mia pazienza è finita del tutto esattamente nel momento in cui il sedicente elettricista si è risentito perchè gli ho fatto notare che la prossima volta (e sento delle voci che ci sarà) non aspetto mica lui, ma chiamo qualcuno e gli faccio rimettere a posto tutto una volta per sempre. Accidenti, ha torto marcio e pretende pure di avere ragione! Eh no eeeehh!!!!
Intanto stiamo ancora aspettando che venga, questa volta con un tenico
-speriamo- a riparare il famoso condizionatore! O_o
Greta
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Regala

Qualcosa è cambiato in me.
Non potrò mai più essere la stessa di prima.
Ricomincerò a sentire le stesse cose di sempre, forse, ed anche a gioire delle più semplici gioie, come sempre, forse.
Ad amare quello che ho sempre amato. Almeno credo.
L’altra sera in macchina sono passata davanti al mare. Era calmo, tranquillo, argentato.
Mi ha fatto piacere rivederlo.
Nemmeno lui era lo stesso di prima. Non sarà mai più lo stesso.
Ho ricominciato persino a scrivere, forse.
Ma niente potrà mai farmi tornare indietro, cancellare quello che è stato, ricucire lo squarcio nell’anima.
Nemmeno il tempo.
Eppure, proprio questa mattina leggevo qualcosa di così stupendo che non posso fare a meno di riportare qui.
Per me, da farne tesoro, in tutti i momenti più brutti.
Per voi, perchè di speranza e luce hanno tutti bisogno.

Greta

 

Regala agli altri la luce che non hai,
la forza che non possiedi,
la speranza che senti vacillare in te,
la fiducia di cui sei privo.
Illuminali dal tuo buio.
Arricchiscili con la tua povertà.

Regala un sorriso
quando tu hai voglia di piangere.
Produci serenità
dalla tempesta che hai dentro.
“Ecco, quello che non ho te lo dono”.
Questo è il tuo paradosso.

Ti accorgerai che la gioia
a poco a poco entrerà in te,
invaderà il tuo essere,
diventerà veramente tua nella misura
in cui l’avrai regalata agli altri.

Alessandro Manzoni

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Grazie piccolo Ouzo

In questo momento la scrittura è il solo modo che ho per esprimere dolore rabbia e senso di impotenza che sto provando. E preferisco comunicare in questo modo, a chi ci consce personalmente, la verità. Che ha dell’incredibile. Uno shock terribile per noi.

Un gesto totalmente senza senso. Privo di qualsiasi motivazione logica.

Una orribile violenza gratuita contro un piccolo animale indifeso.

Una violenza di cui non abbiamo neppure la forza di parlare. Per questo chiediamo a tutti di rispettare il nostro silenzio di questi giorni.

E soprattutto, maledizione, che nessuno osi anche soltanto provare a dirci: ‘Ma è SOLO un gatto’!

Questa è la ragione del nostro rientro, forse a breve, in Italia.

Dopo la partenza del suo compagno di giochi Tzatziki verso Bologna, la nostra gattina Kokolata era rimasta un po’ triste e sola. Così, un giorno di ottobre, abbiamo trovato un altro gattino miagolante, affamato, abbandonato e senza esitare un attimo lo abbiamo preso con noi. Dolcissimo e vivace, morbidosissimo e tanto tenero. Subito non è stato facile inserire il piccolo Ouzo accanto alla Koko, le solite ringhiate e morsi per fare conoscenza, ma presto i due cuccioli sono diventati amici e da qualche tempo inseparabili al punto che dormivano insieme abbracciati nella cuccia.

Quello che segue tra le virgolette è ciò che ho scritto venerdì scorso, il terribile giorno in cui è accaduta la tragedia. Perchè per me e Cico è esattamente questo che è. Una tragedia.

‘Non dimenticherò mai questa giornata e quello che ho visto oggi. Mai.

Oggi, l’orribile individuo che abita al primo piano sotto casa nostra qui a Cefalonia, ha trucidato con una spranga di ferro Ouzo, il nostro gattino di sette mesi.

Un piccolo stupendo gattino così tanto dolce ed affettuoso. Buonissimo.

A differenza della Koko, che vorrebbe stare fuori tutto il giorno, Ouzo non era mai uscito di casa. Non gli importava nulla di uscire. Voleva stare solo con noi, gli bastava il suo giretto sul balcone, le scale non lo interessavano. Oggi però, forse impaurito da una delle tante scosse quotidiane di questo stramaledetto terremoto, si è mosso dal posticino in cui si era acciambellato a prendere il sole sul nostro balcone ed ha deciso di saltare la rete e di scendere per le scale per la prima volta. Questa è stata la ragione per cui è stato brutalmente assassinato.

Ed appena mi sono accorta che non era più lì sono corsa giù, ma era troppo tardi, ho avuto ancora il tempo di vederlo vivo per l’ultimo istante. Quando l’ho visto aveva tanta paura, ha emesso un miagolio disperato, si muoveva terrorizzato strisciando per terra, non mi ha nemmeno vista andare verso di lui da lontano, mentre in tre, due adulti ed un bambino che cercava di prenderlo, lo avevano chiuso in fondo al balcone del piano di sotto. Ho visto in questo momento il mostro entrare rapidamente in casa sua, lasciando la porta socchiusa, per armarsi della spranga di ferro. Una spranga di diametro di circa 3,5 cm. Ouzo era completamente disorientato, e si è infilato per un istante dentro quella porta socchiusa, pensando forse fosse casa, la sua casa. Ma non lo era. Era casa di quel lurido bastardo assassino. Lo ha voluto uccidere. Lo ha fatto apposta. Con tutta la brutalità di cui è stato capace. Che Dio lo maledica. E lì lo ha colpito con la spranga, un colpo solo in testa. Allo stesso modo di una pallina da golf. E solo un secondo dopo che Ouzo è entrato lì dentro si è aperta la porta ed io ho visto quell’essere immondo con la spranga in mano mentre terminava il movimento con cui ha colpito il gattino ed ho visto Ouzo volare, accasciarsi davanti a me e muoversi piano, non riusciva più nemmeno a miagolare.

E’ stata inutile la corsa in macchina dal veterinario e le mie urla, maledetto assassino, Ouzo è morto dopo nemmeno dieci minuti tra le mie mani.’

Povero picol gatin. Era una tale gioia per noi averlo in casa, era così tanto affettuoso.. Sempre pronto a giocare e a chiederci, con insistenza tutta sua, qualcosa da mangiare.

Ci saltava in braccio e con forza si strofinava con il musetto sotto al nostro mento, ci abbracciava saltandoci al collo con le zampine, proprio come farebbe un bimbo, e ci ciucciava il collo delle magliette. E nello stesso tempo faceva ‘la pasta’. E non vi dico le fusa.

Quando facevamo colazione non mancava di saltarci in braccio ed aspettare con impazienza il suo cucchiaio colmo: adorava la schiuma bianca del cappuccino cremosa e soffice, che leccava con avidità, gli occhi chiusi, deliziato.

Dolce piccolo gattino nostro.. non ci sei più, ‘picoleto’.

Grazie Ouzo di tutte le coccole che ci hai regalato, delle fusa, dei giochi, grazie di aver reso la nostra vita anche se solo per pochi mesi, ancora più piena di amore. Di tutto il tuo amore di gattino.

La nostra unica consolazione è di averlo sepolto in un posto bellissimo, sotto un grande pino. Un luogo di pace, dove sono seppelliti anche altri gatti. E’ il nostro amico Panos che ha adibito questo pezzo di terra di famiglia a cimitero per i suoi gatti, per tenerli vicini anche quando ormai non può più accarezzarli nè sentirne le fusa. Ne ha attualmente 17, bellissimi, e li ama tutti allo stesso modo. Gatti fortunati.

Un’ultima cosa. Il lurido assassino è stato denunciato da noi, rischia pene molto severe compresa la reclusione, ma il bastardo vigliacco è scappato. Anzi, sappiamo che era già scappato subito, è andato via con tutta la sua orribile famiglia negli stessi minuti in cui noi correvamo prima dal veterinario, e subito dopo alla polizia per la denuncia. Si tratta di un individuo della peggior specie, un albanese che si chiama sulejmani ali. Questo schifoso nome non merita la maiuscola, e, date le circostanze, ci sentiamo non solo di pubblicarlo ma soprattutto di maledirlo con tutti noi stessi. Non è da noi, lo so, forse un giorno ci dispiacerà aver pensato e provato tutto questo, ma adesso noi ci sentiamo così.

Senza alcuna pietà gli auguriamo tutto il male possibile.

Greta

Il nostro piccolo Ouzo

Il nostro piccolo Ouzo

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