Filmati

Negli ultimi tempi metto spesso in tv filmati scaricati da YouTube, in cui si vedono mare e meravigliose spiagge deserte, si sentono le onde e al massimo qualche uccellino che canta.

Riesco a sentire persino il profumo della salsedine. Video stupendi per me: mi fanno sentire lì.

Cosa? Mi trovate ridicola, visto che abito a pochi minuti di macchina dalla spiaggia? E non ci vado mai?

Può darsi che abbiate ragione.

In effetti per una come me, che ha desiderato per anni e poi è riuscita ad andare ad abitare al mare, può sembrare un gigantesco controsenso.

O forse non lo è.

Fino a poco tempo fa vivevo in un luogo che ha un mare molto simile a quello di questi filmati.

Lì si trovano delle spiagge splendide completamente deserte anche d’estate. Avete mai provato l’emozione di essere al mare a fare il bagno da soli? Wow, che godimento!

E poi lì l’acqua è cristallina, trasparentissima. Delle più belle sfumature dell’azzurro e del verdino, per poi diventare sempre più blu verso l’orizzonte.

Ed il mare è fermo, piatto, liscio, per tutta la bella stagione. Ogni giorno così.

Calmo.

E questa calma vi entra dentro e la portate con voi per un bel pezzo.

In quasi tutta l’isola non ci sono costruzioni sul mare, al massimo qualche baracchino che finita la stagione viene smontato.

E sentite davvero solo il suono delle onde quando siete sul telo a prendere il sole. Al massimo qualche capra che bela sulla collinetta circostante. Ecco, forse anche gli uccellini, certo. No, non i gabbiani, che quelli non ci sono.

E non c’è turismo di massa, non affollamento, nemmeno in agosto, nella maggior parte dell’isola.

E non dovete mai lottare per un parcheggio.

…capite ora perchè non vado al mare di città qui da noi e preferisco guardarlo in tv?

Greta

 

 

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Mal di testa 2 (ovvero indigestione da cookie)

Al di là del terrorismo che in alcune sedi è stato fatto riguardo alla messa a norma sulla legge cookie, mi sento ormai di precisare un paio di cose, così, tanto per togliermele dal groppone:
– è possibile, sempre se ne avete voglia, inserire un banner a fondo pagina, con il quale avvisate i vostri visitatori della presenza tremenda di questi a dir poco antipatici oggettini (i cookie appunto) e che, se non vogliono che peste li colga, devono abbandonare ahimè immediatamente il vostro blog o come minimo almeno sciropparsi le vostre pagine di informativa per capire se è il caso di accogliere o meno  i suddetti  cookie nel loro dispositivo.
Il link alla pagina che gentilmente ha offerto la sua esperienza riguardo al banner, e dalla quale anche io ho preso il codice è questo: Footer che forse è meglio
E di questo e della sua eccezionale chiarezza ringrazio ancora una volta l’autore del suddetto blog.
–  il banner comunque è semplicemente a titolo informativo, noi non possiamo in alcun modo bloccare preventivamente i cookie, come richiesto invece dal Garante. E allora, caro Garante, perdonaci ma finchè il nostro mammo WordPress.com non ci regala un qualche strumento di qualsiasi tipo per soddisfare le tue direttive, ci spiace davvero tanto, ed il mio mal di testa lo può testimoniare, ma non sapremmo davvero che altro fare!!
– se credete che ‘aver compagni al duol scema la pena’ potete andare nel forum di WordPress dove trovate i commenti ed opinioni e soprattutto suggerimenti di tanti bloggers che si trovano nella stessa nostra situazione:
– ultima cosa, se anche a voi è venuto mal di testa, o di stomaco o di quello che preferite, qui ho una possibile soluzione per farvelo passare senza fare uso di farmaci!
ah, tanto per restare in tema,  quando entrate su YouTube vi beccate soquanti cookie!!!!
o se preferite guarigione emozionale
Greta
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Mal di testa

Buongiorno a tutti, anzi dovrei dire buongiorno a voi due, miei cari lettori!

Ebbene, stamattina mi sono svegliata storta, e sono qui per un duplice motivo: 1 – mi voglio sfogare un po’ e 2 – ci tengo ad informarvi di una simpatica cosa che riguarda tutti ma proprio tutti i titolari di siti web o di blog che siano, per quanto possano essere personali e/o assolutamente non a scopo di lucro. Sempre che la cosa non sia già arrivata alle vostre orecchie ed ancor meglio non abbiate già provveduto a mettervi in regola. In questo caso vi invidio un po’, potete stare tranquilli e non pensarci più almeno fino alla nuova modifica legislativa!

Ormai sul web non si parla d’altro… ed anche a me è arrivata una mail da un sito amico, diceva di stare attenti alle multe…… Subito l’ho presa come la solita bufala-rottura-di…… ma leggendo mi sono allarmata ed ho cercato subito di capirci qualcosa. Era già chiaro dalle prime righe che c’è da farsi venire il mal di testa.

Io l’ho capita così, ma non vi fidate di me, sto solo facendo conversazione. In basso vi lascerò un link di un articolo di un blog autorevole in materia, e vale la pena di leggere anche i commenti!

Insomma, si tratta dell’applicazione di due leggi collegate, la prima riguarda la privacy, la raccolta dati, e l’altra l’eventuale utilizzo di cookie da parte del sito o blog. In realtà non credo esista un sito che non fa uso di cookie tecnici perchè sono necessari per il funzionamento di tutta la baracca…. ad ogni modo, era già da tempo in vigore la legge europea sulla privacy (che impone a tutti i siti che raccolgono dati l’obbligo dell’informativa). Esempio, dal momento che abbiamo il modulo contatti e potenzialmente raccogliamo dati personali, oppure diamo la possibilità di iscriversi al nostro blog, dobbiamo fornire un’informativa ai sensi dell art 13 del codice della privacy. Credo che siano ancora pochissimi i blog e siti che si sono messi in regola.

Invece l’altra legge entrerà in vigore il 2 giugno ed impone a tutti, anche chi usa solo cookie tecnici (cioè tutti credo) di informare i propri visitatori di questo e di una serie di altre cose.. E il tutto si complica a dismisura, leggete per favore l’articolo che vi segnalo in basso, e la cosa diventa abnorme, direi roba da matti, perchè le multe sono a dir poco allucinantissime: si parte dai 6.000 euro!!!!!!

Ci sono servizi a pagamento che si occupano della messa in regola, i prezzi annuali non sono molto cari, anzi sono accettabili, ma dovete sapere ad esempio che tipo di cookie invia il vostro sito e soprattutto esserne sicuri. Oppure affidarvi alla loro assistenza ma non ho idea di cosa possa costare. Se poi avete un multilingua, la cifra va moltiplicata per il numero di lingue. Ah, naturalmente serve anche l’informativa per la privacy per ogni lingua, a pagamento anche quella tranne la prima che è gratuita. Beh in questo caso viene fuori una discreta cifretta, che naturalmente va pagata tutti gli anni!!

E poi c’è molto ma molto di più, come dicevo prima c’è da farsi venire il mal di testa. O di stomaco. O di quello che preferite voi.

Per concludere, e tanto per restare in tema, ci tengo a precisare che noi non facciamo assolutamente uso dei cookies di profilazione, quelli per colpa dei quali (credo) il garante ha fatto la famosa legge (io ho capito che sono quei cookie che ti fanno vedere dal nulla le pubblicità relative a qualcosa che tu hai consultato il giorno prima).

E che, poichè ci sono dei lettori che sono stati così straordinariamente gentili da iscriversi a questo nostro piccolo blog, noi non useremo mai in aclun modo i loro indirizzi email, nè quelli di coloro che commentano con tanto affetto i nostri articoli, nè di nessun altro che volontariamente abbia mai lasciato traccia per qualsiasi motivo del suo indirizzo qui da noi. Beh ragazzi, che dire, tanto per essere chiari, non credo proprio che informarvi di ciò sia sufficiente per evitare le multe, ma era bello dirvelo!

Un abbraccio a tutti voi due cari lettori, e questo è l’articolo che vi consiglio di leggere, ringraziando l’autore per la chiarezza e la competenza regalateci:

Adeguare il tuo blog alla nuova legge su Privacy e Cookie

Greta

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Auricolari

Sono cambiata, anche il mio modo di scrivere è cambiato. Non sento più la gioia o l’allegria di una volta nelle mie parole. Ho perso l’entusiasmo. Lo stupore. La meraviglia. L’ingenuità.
Da più di un anno si è appiccicata una patina scura sul mio essere. Mi si è incollata addosso tutta questa polvere. La trovo ovunque in me.
Strati accumulati di fuliggine di dolore.
Come incrostazioni di sale grigio sugli scogli.
Depositi di grasso intorno al cuore.
E questa triste corazza non mi fa sentire più forte nè più sicura. Anzi.
Mi appesantisce.
E mi fa guardare gli altri con strano sospetto.
Le rare volte che li guardo, gli altri.
Già, sento di aver perso qualsiasi interesse o curiosità nei confronti del prossimo, negli esseri umani.
Nessuna fiducia che domani o tra un mese o fra dieci anni o nella prossima vita mi stupiscano con qualcosa di positivo, per esempio ricominciando a rispettare la natura e tutti gli esseri viventi. Figuriamoci, spesso non siamo capaci di rispettare nemmeno noi stessi.
Ma c’è di più.
Non si tratta di una mera mancanza di interesse, quanto piuttosto di un’insofferenza profonda.
Un malessere inspiegabile mi coglie spesso quando per caso o per forza di cose mi trovo a dividere il mio spazio con altre persone, per lo più sconosciuti.
Esco pochissimo di casa. E mai senza gli auricolari. E la mia musica preferita, ovvio.
E così, puntualmente, mi ringrazio per averli presi, trovandomi ad esempio in una qualsiasi sala d’aspetto e sentendomi sollevata di poter evitare di ascoltare o peggio di essere coinvolta nel chiacchiericcio normalmente scialbo dei presenti.
Oppure, nel caos del supermercato, all’ikea o in luoghi dove si possa creare una fila più o meno lunga davanti alle casse, gli aggeggini si rivelano efficacissimi per difendermi dalle noiose inutili lamentele di quelli in coda. Come se per costoro aspettare due minuti che la cassiera faccia il suo lavoro sia una catastrofe irrimediabile che cambia la vita.
Anche quando, dopo una lontananza troppo lunga, mi trovo ad essere inevitabilmente calamitata dal mare, e mi concedo una passeggiata a riva, gli auricolari mi aiutano ad essere comunque sola come vorrei, sola con lui, per potergli confidare tutto quello che sento ogni volta che lo rivedo, il mare..
Indispensabili si rivelano poi anche in casa, quando, certamente troppo spesso, la vicina decide di sgridare una o entrambe le figlie. E lo fa sempre alla grande, non risparmia di certo la voce o gli improperi. Povere creature, costrette a subire una simile violenza verbale e psicologica. Le prime volte la pazza terrorizzava anche me oltre che le bambine. Nei primi momenti non potevo fare a meno di pensare fosse capitato qualcosa di tremendo, una disgrazia irreparabile. Ma dalle parole, anzi, a dire il vero, parolacce, si capiva abbastanza in fretta che, invece, si trattava solo di piccole e normalissime mancanze da bimbe, che venivano riprese però con rimproveri fatti a volume assurdo e con modalità esagerate anche per gli scaricatori di porto. Ho provato a far partire lo stereo ma, per coprire l’orrendo starnazzare, avrei dovuto alzare il volume talmente tanto che forse non mi sarebbe bastata tutta la manopola.
Ed invece, con gli ormai famosi auricolari, posso mandare su il volume finchè mi pare per entrare nella mia simil-pace, anche se l’insulso telefono ogni volta mi mette in guardia da imprecisati danni all’udito per aver aumentato a un valore al di sopra dei livelli di sicurezza…..
E sempre questi stessi attrezzi, gli auricolari, vengono in mio soccorso anche in caso di liti tra adulti, al piano di sopra. E non ne mancano. E non ne sono mai mancate.
E di sicuro, quando raramente viaggio in treno, la prima cosa che faccio dopo essermi seduta è metterli su. E pensare che una volta mi piaceva chiacchierare con casuali compagni di viaggio. Pensavo ci fosse sempre qualcosa da imparare nel confronto con altre persone, anche se superficiale e poco impegnativo come una conversazione da scompartimento.
Ma cosa voglio, e chi credo di essere, mi sento poi così superiore agli altri?
No, non è così, ci mancherebbe. Mi sento soltanto una che vuole essere lasciata per quanto possibile nella sua pseudopace.
So che mai più sarò come prima. E che non sarà mai più la stessa cosa. Nemmeno se decideremo di andare via di nuovo, e nemmeno se, un giorno lontano non so quanto, riusciremo a tornare a Cefalonia.
Ma comunque sia, per adesso, potreste per favore lasciarmi qui??
Greta
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zanzibar si 2008 096
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Tutto quello che… (Corralejo – Ultima Parte)

E adesso che c’è, perchè sto diventando così triste?

No aspettate un attimo, oggi no, non voglio esserlo.

Proviamo a concentrarci su quello che sento e che vedo in questo momento.

Che bella luce abbiamo qui oggi!

Uno splendido sole invernale, proprio come il nostro. Ma questo qui è caldo. I suoi raggi obliqui danno calore come da noi nelle belle giornate di fine estate. Sì ecco, ora che ci penso anche l’atmosfera sembra quella. E pensare che solo poche ore fa siamo scappati da un clima uggioso e tetro..

Ok godiamoci questi momenti!

corralejo

Ma cosa vedo??

Cico è già in acqua???

Un momento. Neeee.. Non scherzate! Non sono così temeraria! Se penso a quant’era fredda quella di Tenerife.. Brrr!! Cubetti di ghiaccio invisibili. Non si vedevano ma si sentivano, le mie caviglie se li ricordano benissimo.

E va bene, ho capito, non fate quella faccia, ora provo anch’io.

Ho i piedi a mollo, ok?

Devo confessare che, a parte l’impatto iniziale (ma io ho difficoltà ad entrare in acqua anche quando è come un brodo ad agosto all’una con il sole a palla che ti spacca la testa), non sembra poi così tanto fredda..

Come? No, no, non ci pensate, neanche per sogno!!

Ora me ne resto qui, buona buona, zitta zitta, voi non badate a me, pensate al cielo al sole al mare alla vostra canzone preferita…..

E va bene, ok, ok, mi butto, ma fatemi ambientare ancora un po’.. ecco, forse una mezz’oretta potrebbe bastare.. ma ops, un’ondina impertinente quasi mi ricopre con i suoi spruzzi!

Beh, ormai ci sono, il più è fatto, vediamo come si sta immersi in questo azzurro..

Mmmmmm.. Niente male!!

Solo pochi istanti però, non resisto più di tanto, nonostante l’acqua sia davvero invitante, limpida, trasparentissima, e di un colore meraviglioso!

Basta, ora non mi resta che correre su, sdraiarmi al sole, chiudere gli occhi, e, per adesso, giuro, è proprio tutto quello che vorrei!!!

A presto

Greta

corralejo

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Corralejo ..sogno o son desta?!

E ora vi chiederete com’è questa benedetta spiaggia!?? Finalmente mi deciderò a raccontarvi di questo luogo magico?!

Ebbene, immaginate un deserto di dune bianche che appaiono all’improvviso e che continuano ininterrotte per più di 10 km….. Uno spettacolo incredibile!

In più, le dune costeggiano un mare straordinario, che svela tutte le gradazioni del blu, cominciando dall’azzurro, dove l’acqua è bassa a riva, passando al turchese e poi al blu più scuro lontano verso l’orizzonte.

Un mare stupefacente!

In effetti mi sento un po’ ubriacata da tutta questa bellezza e non riesco a smettere di fare foto..

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Sì devo riconoscere che questa è una delle spiagge più belle che ho incontrato nel mio cammino. Adoro questa sabbia bianca così sottile, deliziosamente piacevole tra le dita, dolce e gentile sotto i piedi.

Tanta.

Sembra infinita.

Distesa immensa di sabbia.

Deserto abbagliante.

Dune immacolate.

dune - corralejo

E poi il mare. Allegro e spensierato.

Mi guarda incredulo: non può essere che io non abbia voglia di parlare con lui. O di raccontare dei suoi colori, dei suoi profumi.

Della sua voce.

Mi è mancata per così tanto tempo..

E mi tornano in mente tanti altri mari che ho amato, e tante altre volte in cui sono rimasta, come adesso, qui ferma a guardare, senza fare niente.

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..e nel prossimo post troverete l’ultima parte di questa gita a Corralejo, Fuerteventura!

Greta

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Non possiamo avere fretta!

Bene, possiamo cominciare subito con la nostra esplorazione!

Oggi vi portiamo in quella che dicono sia la serie di spiagge più belle dell’isola di Fuerteventura, quelle del Parque Nacional Las Dunas di Corralejo!

Dalla nostra fermata-capolinea di Caleta de Fuste dobbiamo dirigerci verso la capitale Puerto del Rosario, per poi prendere un altro bus che ci porterà a Corralejo.

Non dobbiamo avere fretta!

Già.. il primo bus arriva con un po’ di ritardo. Poco male, siamo parecchio in anticipo sulla coincidenza. O almeno è quello che penso io.. Ecco, in realtà abbiamo giusto tre minuti tre in tutto per scendere da questo bus e montare sul prossimo, biglietti compresi, e si riparte!

A proposito, se vi capita di venire qui da queste parti, e vi garba risparmiare qualche soldino, dovete acquistare subito la tessera per l’autobus. Vi consente un risparmio di circa il 30 su tutte le corse. La tessera può essere usata anche da più persone e può essere acquistata e successivamente ricaricata direttamente sul bus dal conducente. Comodissimo!

Vorrei descrivervi lo spettacolo che ad in certo punto si presenta ai nostri occhi.. a dir poco entusiasmante.. Ma di questo vi parlerò tra poco.

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Riusciamo a sbagliare l’unica fermata che c’è all’interno del parco e siamo costretti a proseguire fino al paesino di Corralejo per poi tornare indietro con l’autista che, mosso a pietà dalla nostra evidente imbranataggine, ci risparmia l’ulteriore biglietto per la corsa aggiunta.las dunas di corralejo

Ed eccoci alla fine, siamo nel parco!

Forza, ora possiamo cimentarci in una bella luuunga passeggiata!

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Nuvole passano leggere sopra le nostre teste.

Il mare e’ calmo, piccole onde delicate spumeggiano verso la sabbia.

Un ritmo lento.

Dolce.

Musica soave per le mie stanche orecchie.

Qui non sento altro che il suono del mare.

Sì, ci sono molte altre persone, ma tutte a distanza minima di sicurezza.

Nessun irritante genitore che riprende a volume indecente i bambini, non musica a palla, e neppure gente che parla urlando per passarsi informazioni insulse, discorsi inutili, che non puoi fare a meno di sentire, e che nessuno ascolta..

Nessuno che ci smuove il sistema nervoso.

Non qui.

Non oggi.

E tantomeno ci disturbano i numerosi nudisti che, a sorpresa, troviamo da questo lato della spiaggia. Indisturbati e perfettamente a proprio agio, si mischiano con la gente normalmente provvista di costume.

Insomma qui é un po’ come a Formentera, ci siete mai stati? Nella maggior parte delle spiagge c’è massima libertà, chi vuole un’invidiabile abbronzatura integrale può prenderla tranquillamente ovunque. E chi si ostina a tenere su il costume può farlo e sfoggiare quello con altrettanta disinvoltura!!

…. continua…….

Greta

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Fuerteventura ci siamo

La mattina di buon’ora raggiungiamo la mini-stazione di Sassuolo per prendere il trenino dei pendolari che ci porterà a Modena. Arriviamo con un anticipo esagerato, ma si sa, io sono quella che preferisce arrivare mooolto prima del momento esatto della partenza prevista, piuttosto che farsi venire ansia e angoscia per il concreto rischio di perdere una delle coincidenze. Con conseguenze disastrose, poi, su tutte le successive tappe (ben tre).

Bene, dicevo, in questa vacanza solo mezzi pubblici, così, dopo il terzo treno, passiamo all’autobus e finalmente siamo in aeroporto.

Poco meno di quattro ore di volo e troviamo ad attenderci a sorpresa la super gentile ragazza dell’agenzia contattata in internet, Francesca.

Ecco perchè scriveva in un ottimo italiano, appena sento la sua voce al cellulare capisco: è sarda! Di Cagliari, ci conferma lei, è da due anni che vive qui con il moroso e per nulla al mondo tornerebbe alla sua vita di prima, al suo lavoro sicuro alle poste italiane, a Cagliari.

Eh, non sa quanto la capiamo!!

A Fuerteventura la prima cosa che ci entusiasma è l’aria leggera, dolce, una brezza fresca profumata. Che differenza con quella che respiravamo solo poche ore prima!

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In effetti il clima qui è assolutamente meraviglioso come in tutte le Isole Canarie, anche Francesca ci conferma che è come vivere in un’eterna primavera.

Ottimo, proprio quello che ci voleva!

La sistemazione nell’appartamentino ci soddisfa pienamente: c’è tutto il necessario per vivere comodamente, lavatrice compresa, ed un bel terrazzo per poter mangiare fuori e rilassarsi guardando il cielo. E che cielo!!

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Faremo tutti i nostri giri a piedi o con gli autobus, ormai è deciso. Ci siamo informati in internet prima di partire. Qui c’è una sola compagnia, la Tiadhe, che collega tutta (o quasi) l’isola. Abbiamo gli orari salvati in pdf sul cellulare, con tanto di capolinea, numeri degli autobus e tutte le tratte relative. E pure le piantine dei percorsi!!

Se vorrete, troverete la continuazione della nostra gita nel prossimo post!

Greta

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Un nuovo viaggio

Negli ultimi tempi non esco di casa quasi mai. Giusto se sono costretta. Tipo a fare la spesa, ecco.

E spesso nemmeno quello, sono così fortunata da avere chi la fa per me.

Oggi però avevo voglia di uscire.

Ed ora sono in giro. Cammino.

I piedi mi guidano in autonomia dal cervello. Vanno dove vogliono. E pensate un po’ che strano: mi rendo conto di essere arrivata davanti al mare.

Mi fermo.

Osservo, ascolto, assaporo.

Pace.

In questo momento non ci sono persone nelle vicinanze.

I gabbiani sugli scogli son lì a godersi i tiepidi raggi del sole invernale.

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Lo faccio anch’io.

Decido di prendermi tutto il tempo che posso, e mi siedo sulla sabbia.

E, mentre mi sento all’interno di quella che mi sembra una scena fotografata, appartenente ad una foto vista e rivista e che so a memoria, all’improvviso scopro di aver voglia di scrivere.

Sensazione che non provavo da così tanto, da troppo tempo per una come me.

Non posso sprecare questo momento! Chissà quando capiterà di nuovo.

E allora prendo fuori il cellulare. Apro il programma delle note.

E comincio a scrivere.

E, come ho già fatto in passato qui su questo nostro blog, oggi vi porto con me in uno dei nostri viaggi. Questa volta facciamo rotta per le Canarie ..vi va di venire?

Andiamo a Fuerteventura!

Novembre inoltrato, freddo, nebbia, umidità, rischio di nevicate e di gelate… Io e il Cico abbiamo deciso di muoverci  esclusivamente con i mezzi pubblici. Per almeno tre ragioni: risparmiare (nr uno), almeno nel nostro piccolo non aumentare l’inquinamento della nostra amata terra (nr due ma non meno importante del nr uno), fare un’esperienza diversa (nr tre). Abbiamo pensato più o meno questo: quando si viaggia per es in autobus non si è indispensabili, si può dedicare tutta la propria attenzione a quello che si sta osservando, si può essere spettatori e nulla più, testimoni di quello che si manifesta agli occhi e al cuore. Un bel modo di guardare e di gustare i posti nuovi, no?

.continua nel prossimo post!

Greta

ps: dedico questo viaggio virtuale ad una delle persone che mi sono più care, e lo faccio proprio in questa giornata che è così speciale per lei: auguri di cuore amica mia, grazie di esserci sempre!

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Roba da capras!!!

Ebbene sì, la storia con il padrone di casa continua e diventa sempre più accesa e ricca di particolari che sorprenderebbero anche chi ha lunga esperienza negli istituti di igiene mentale.
Il ‘signor’ Cabras, detto ‘il capras’ (cabras di nome e di fatto – e mi scuso con le capre per l’offesa – ) è il sedicente elettricista di cui vi ho raccontato nell’articolo precedente.
Un uccello strano, una macchietta. Il passare degli anni non deve avergli fatto entrare alcun sale in zucca: 79 anni di non saggezza, di non intelligenza, di non onestà e potrei continuare ancora per un pezzo. Visto che sto parlando di una specie di Arpagone di Molière, dove, però, il personaggio inventato ha molta più delicatezza d’animo ed integrità di quello vero.
La premessa era per me necessaria, passatemi lo sfogo.
Ora vi dico.
Dove siamo rimasti? Ah già, al condizionatore..
Ok, dopo ore ed ore di lavoro il capras ha capito che non c’era nulla da fare. Impianto, macchina esterna e split interno erano talmente vecchi e messi male da far corto circuito appena partita l’accensione, fino al punto da essere riconosciuti addirittura anche da lui come ormai inutilizzabili. Quindi ha provveduto alla sostituzione di tutto il ciarpame con un condizionatore simil-usato ma almeno funzionante. E a rifare totalmente l’impianto elettrico con l’aiuto di (finalmente) uno del mestiere.
Ma nemmeno in quell’occasione si è presentato con il contratto.
E va bene.
Non è andata più bene quando è ricomparso ancora il 28 giugno, ancora senza ombra di intenzione di farci il contratto, e per giunta pretendendo il pagamento anticipato del mese di luglio. Mentre avevamo inizialmente pattuito il pagamento a fine mese, non quello anticipato. E si è immancabilmente rifiutato di firmare ricevuta per il denaro che ancora una volta stava per prendere dalle nostre mani in contanti.
I nostri soldi.
In un buco nero.
Beh, io non so chi gli avrebbe consegnato altro denaro così sull’unghia senza batter ciglio. Senza neppure uno straccio di documento giustificativo.
Voi che dite?
E qui noi abbiamo detto: no ricevut, no sold.
Punto.
Che se li venga a prendere a fine mese.
Non vi so nemmeno descrivere le urla da babbuino che ha fatto il capras!!! Un lavoro….. Accidenti stava per farsi venire un infarto secondo me! Peccato….. questa volta non ce l’ha fatta.
Ma ci ha persino detto nel suo delirio che siamo dei disonesti (noi????)

E che ci vuole immediatamente fuori di casa sua (che in realtà è nostra visto che abbiamo pagato l’affitto).

E, per dar forza alla sua richiesta, dal 2 luglio ci ha chiuso l’acqua.
Sì avete capito.
CI HA TOLTO L’ACQUA.
Perchè ovviamente, oltre al nostro salvavita, anche il rubinetto centrale dell’acqua dell’appartamento in cui ci troviamo è in casa sua.
Ok.
Avete fotografato la situazione, giusto? Tutto chiaro?
Piuttosto sconvolti ci siamo rivolti ai vicini, tutti affittuari più o meno in nero e ‘parenti più o meno alla lontana’ del capras. Imbeccati da lui dal giorno prima, chissà perchè, negavano di avere l’acqua. Bugiardi, disonesti.. Solo una di loro ci ha messo a disposizione il suo rubinetto. Che Dio la benedica!
E poi dicono che l’omertà c’è in Sicilia!! Accidenti, qui ne abbiamo fatto il pieno. Sorvolo sui particolari ma ci sono rimasta malissimo.
La Sardegna questa volta con noi non fa una gran bella figura.
Ora, nel momento in cui ci siamo definitivamente resi conto che nel palazzo l’acqua mancava solo da noi, è stato chiaro che la mossa era un barbaro tentativo di cacciarci via.
’ Abuso nell’esercizio delle proprie ragioni’ lo hanno chiamato i carabinieri. Anche se io non ho ancora ben capito esattamente di quali accidenti di ragioni stessero parlando.
Ad ogni modo, abbiamo raccolto un po’ d’acqua per le necessità più impellenti e siamo andati avanti per mezza giornata così. Chiamando come al solito invano il cellulare del capras della moglie e il fisso di casa alla rinfusa. Vigliacchi.
E la mattina stessa della simpatica scoperta ci siamo precipitati dai carabinieri pensando che potessero fare qualcosa per aiutarci essendo noi cittadini in grave difficoltà. Ma niente, non avendo il contratto di affitto, non risultiamo inquilini e non possiamo denunciarlo a quel titolo per costringerlo a ridarci l’acqua. Siamo in Sardegna, anzi, siamo in Italia.
Ma, sapete (d’estate soprattutto) l’acqua è super necessaria.
Per esempio per tirare lo scarico in bagno.
Ci avete mai pensato?
Quant’acqua ci vuole ogni volta?
Ve lo dico io, circa otto litri, cioè 4 bottiglie di plastica da 2 litri, avete presente?
Vabbè…
Con l’aggravante che in questi giorni sono venuti a trovarci i miei genitori. E sono qui da noi a subire anche loro questo abuso. Senza parole.
Ed allora ci stiamo facendo forza a vicenda per riderci sopra per quanto possibile. E per imparare ancora una volta un’importante lezione.
Siamo abituati a dare sempre tutto per scontato.
Soprattutto un bene primario necessario come l’acqua che abbiamo in casa.
Ed invece no, ci sono popolazioni nel mondo che non hanno nemmeno idea di cosa sia un rubinetto di acqua corrente ed uno sciacquone in bagno.
Ho visto con i miei occhi. A Zanzibar. E, credetemi, il sorriso che mi è stato regalato quella volta me lo ricordo ancora (se volete leggete qui, al punto 2  https://spiaggepiubelle.wordpress.com/2012/02/03/impression/)
E fino a qualche decennio fa anche da noi non conoscevano simili lussi, si andava tutte a fare il bucato e a prendere l’acqua alla fontana del paese. Proprio come stiamo facendo noi in questi giorni!

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In più, abbiamo fatto un’esperienza divertentissima, mistica direi: la doccia sul terrazzo.
Sì, funziona a coppie più o meno in questo modo.
Si mette a scaldare l’acqua al sole per tutta la mattina (abbiamo scoperto che in questo modo nelle bottiglie può raggiunge temperature sin troppo elevate).

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Poi, uno dei due, in piedi su di una sedia, fa scorrere una bottiglia d’acqua calda dopo l’altra sull’altro partecipante, mentre questo insapona, lava, sciacqua, centrifuga e cotona. Ah ah, perdonate, mi è venuto in mente il cartone animato in cui Gatto Silvestro viene messo in lavatrice dalla bimbetta che gli fa fare tutti i programmi in sequenza ed esce dall’oblò una palla soffice di pelo con gli occhi..
Credetemi, è un godimento esagerato.
Così all’aria aperta. Al sole.
Dopo due giorni di lavaggi furtivi in strane bacinelle per l’obbligo di recupero dell’acqua sporca.
AAAHHHHH che meraviglia!
Penso che lo rifaremo tutti, anche se e quando per sventura ce la ridaranno l’acqua!

Greta

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